
di Antonino Crapanzano
Con il termine lavanda, Lavandula (Linnaeus, 1753), intendiamo un genere di piante appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Questo genere di piante hanno l’aspetto di piccole erbacee annuali o perenni con una tipica infiorescenza a spiga.
Le specie di piante che fanno parte di questo genere generalmente hanno un portamento arbustivo o cespuglioso, raramente sono erbacee e di breve durata. Queste piante aromatiche sono perenni e legnose, le loro gemme svernanti sono poste ad un’altezza dal terreno compresa fra 30 cm e 2 m.
Le radici sono legnose. Il fusto può essere semplice oppure eretto e ramificato, non sono rigidi e la loro corteccia può essere sempreverde o bruno-rossastra. Le foglie sono disposte in maniera opposta lungo il fusto, sono di colore verde cenere e la lamina può essere lineare, lanceolata o pennatosetta.
Le infiorescenze sono terminali e i fiori sono raggruppati in sottili spighe erette simili a pannocchie o grappoli con diversi fori; sono presenti anche le brattee colorate e disposte a spirale o opposte. I fiori possono essere sessili o pedicellati e il loro numero varia da 2 a 10.
Questo genere di piante è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, ambiente tipico anche del parassita della lavanda, Chrysolina americana, in Africa del Nord e in Asia, infatti il loro habitat ideale varia da temperato a subtropicale.
Distinguiamo due specie principali di lavanda molto diffuse nel nostro Paese:


