Mal dell’esca o Apoplessia della vite: cos’è e come si cura

mal dell'esca

Se sei un vero viticoltore hai già sentito parlare del mal dell’esca della vite, detta anche Apoplessia. Ma sai già come si cura? Se vuoi conoscere tutte le soluzioni per eliminare il mal dell’esca della vite ti basta leggere questo articolo.

Del Dott. Francesco Giannetti

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Foto di millevigne.it

Mal dell’esca: cos’è

Come prima cosa, bisogna innanzitutto dire che il mal dell’esca è una malattia provocata da alcune specie di funghi.

L’accertamento diagnostico scientifico (eziologia) dei deperimenti a carico degli organi legnosi della vite è ancora in fase evolutiva.

Sono infatti molti i funghi isolati da piante affette da mal dell’esca e presentanti sintomatologie non specifiche e non sempre standardizzabili.

Sul legno alterato sono comunque stati isolati funghi il cui ruolo è oggetto di studio. Questa malattia è stata in passato attribuita a due funghi agenti di carie del legno: Stereum hirsutum e Phellinus igniarius.

Questi, colonizzando il legno, producevano la tipica disgregazione spugnosa dei tessuti.

Oggi lo studio eziologico della malattia sembra più complesso e si pensa che alcuni funghi come Acremonium, Phaeoacremonium, Phialophora, Fomitipora e Phaeomoniella si possono instaurare nel legno per primi, favorendo la colonizzazione degli organi legnosi da parte di funghi cariogeni come Stereum e Phellinus.

Sintomi sulle foglie

Il sintomo del mal dell’esca è tipico e caratteristico.

Compare nella sua massima evidenza in piena estate con iniziali aree giallastre, internervali e marginali, al cui centro si formano estese necrosi rossastre, con il tessuto che tende a lacerarsi in fase di disseccamento.

La foglia si presenta verde vicino alle nervature. Nell’internervale si ha una marcata clorosi giallastra, al cui centro vi sono le macchie necrotico-rossastre.

Le foglie che presentano la sintomatologia descritta creano un intenso contrasto cromatico, che si evidenza molto bene tra il verde intenso delle viti sane.

Le foglie colpite, via via, disseccano e possono cadere oppure rimanere attaccate, secche, ai tralci morenti.

Sintomi sui grappoli

I grappoli possono manifestare due tipi di sintomatologie:

  • Sintomatologia tipica, con macchiettature necrotiche, a volte confluenti ed estese sugli acini. Gli acini maturano irregolarmente.
  • Sintomatologia atipica, dovuta a profonde alterazioni degli organi legnosi, quindi frequenti nelle fasi terminali della malattia. In questi casi, i grappoli sui tralci morenti si seccano rimanendo attaccati.

Sintomi sui tralci e sul legno

I tralci e il legno manifestano sintomi specifici, dovuti all’insediamento di questi patogeni nel legno stesso, specialmente nel fusto e nei cordoni permanenti.

L’attacco dei patogeni determina una disgregazione dei tessuti legnosi che divengono prima necrotici e brunastri, poi via via di un colore più chiaro, ocraceo.

I tessuti legno assumono una consistenza spugnosa e friabile. Sui fusti delle piante più vecchie e colpite si possono formare cancri oppure spacchi longitudinali, con messa a nudo dei tessuti cariati.

La pianta può morire dopo qualche anno dall’inizio dell’attacco dei patogeni.

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Foto dell’Associazione Regionale Pugliese dei Tecnici e Ricercatori in Agricoltura

Ciclo biologico ed epidemiologia

Gli studi riguardo il mal dell’esca hanno formulato diverse ipotesi, anche perché vi sono altri funghi che determinano analoghe sintomatologie.

Attualmente i ricercatori concordano sulla capacità, dei funghi coinvolti, di entrare nella pianta attraverso ferite, colonizzando di preferenza piante vecchie e malate.

A riprova di quanto affermato si ricorda che nei vigneti dell’Italia settentrionale si è assistito ad una esplosione della malattia dopo le gelate del 1985, che hanno compromesso e lesionato i tessuti legnosi di molte viti, specialmente dei vecchi impianti.

Dopo essere entrati, i funghi si moltiplicano ed invadono i tessuti legnosi, disgregandoli per via enzimatica, provocando la carie descritta precedentemente.

La malattia si propaga nel vigneto, sia per azione diretta del micelio che passa dal legno infetto a quello sano, sia per trasmissione diretta mediante gli arnesi da taglio usati nelle potature.

I patogeni si conservano nell’ambiente producendo strutture ibernanti.

Come curare il mal dell’esca

Da molti anni ormai, la ricerca è focalizzata all’individuazione, durante la moltiplicazione del materiale vegetativo, dei momenti in cui, più facilmente, può avvenire l’infezione.

Non esistono sostanze attive in grado di bloccare l’infezione su piante ormai seriamente compromesse, pertanto ti propongo i seguenti interventi di natura preventiva:

  • Ricorso a materiale di propagazione sicuramente sano e controllato;
  • Eliminazione e distruzione (col fuoco) delle parti colpite e fortemente compromesse;
  • Individuazione e segnatura, durante il periodo estivo, delle piante che manifestano anche solo i primi sintomi di mal dell’esca per poi, a fine inverno durante la potatura, riconoscerle e potarle per ultime, allo scopo di non propagare il patogeno mediante gli arnesi da taglio;
  • Eseguire tagli di risanamento, asportando la parte legnosa infetta ed allevando, nella parte legnosa sana, un nuovo germoglio; questa operazione in alcuni casi determina un risanamento solo apparente in quanto, dopo alcuni anni, ricompare nuovamente la sintomatologia;
  • Utilizzazione, nell’impianto del vigneto, di tutori inerti (cemento, calce, ecc.) su cui i funghi non possono sopravvivere allo stato saprofitario;
  • Disinfezione dei attrezzi da taglio con Sali quaterni di ammonio;
  • Utilizzo di un formulato a base del fungo Trichoderma harzianum sulle ferite provocate dalle operazioni di potatura.

Guarda anche le soluzioni contro la Fillossera della vite.

Mal dell’esca o Apoplessia della vite: cos’è e come si cura ultima modifica: 2018-08-06T11:27:45+00:00 da Francesco Giannetti

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