Tignoletta della vite: i veri metodi per eliminarla

tignoletta della vite

Anche tu coltivi uva? Fai del buon vino ma hai sempre il terrore che la tignoletta della vite possa minacciare le tue vigne? Oggi ti spieghiamo quali sono i veri metodi per eliminarla e quando è il momento giusto di intervenire.

Del Dott. Francesco Giannetti

tignoletta della vite

Tignoletta della vite (Lobesia botrana)

La tignoletta della vite è un insetto diffuso in tutta Italia ma soprattutto nelle regioni centro-meridionali più calde: è tra gli insetti più pericolosi che attaccano la vite, insieme alla Tignola. La farfalla, le cui dimensioni sono circa 10-12 mm di apertura alare, è di colore grigio variegato di giallo-brunastro e di colore azzurro: la livrea è intensamente marmorizzata. Le larve, lunghe circa 10 mm, alle prime età sono color ocra-nocciola con il capo scuro, poi il corpo diviene più scuro, verde-brunastro ed il capo diviene più chiaro.

Danni della tignoletta della vite

Il danno è determinato dallo stadio larvale. Ma tutti gli stadi sono pericolosi, sia per il tipo di danno che provocano sia per lo stadio vegetativo in cui si trova la vite in quel periodo dell’anno. Vediamo quindi di distinguere le generazioni tra loro e capire quali sono le larve di tignoletta della vite che provocano i veri danni.

Tignoletta della vite: prima generazione

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Le larve della prima generazione attaccano i grappolini fiorali e per tale motivo questa generazione viene chiamata “antofaga”. E se si nutrono dei singoli bottoni fiorali costruendo anche dei nidi sericei, visibili nella parte interna del grappolo. Questa generazione non è molto dannosa, sia perché il danno ai singoli fiori è sopportabile sia perché l’attacco generalmente non è mai massiccio. Anzi, in alcuni casi, come in alcune varietà di vitigni a grappolo serrato, potrebbe anche essere un bene.

Tignoletta della vite: seconda generazione

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Le larve della seconda generazione sono più pericolose perché si nutrono degli acini. Per tale motivo, questa generazione viene definita “carpofaga”. Infatti, le larve di questo tipo entrano negli acini e li svuotano. L’attacco è evidente in quanto gli acini avvizziscono e imbruniscono. Ad un esame più attento al microscopio si notano i fori di entrata o di uscita ed eventualmente anche le larve che si riparano in ricoveri sericei biancastri, più o meno lassi, costruiti all’interno del grappolo.

Tignoletta della vite: terza generazione

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In alcune regioni settentrionali si hanno solo due generazioni, ma nella maggior parte dei casi la tignoletta della vite compie anche una terza generazione. Queste larve si comportano come la precedente, attaccando gli acini. In questi casi la generazione avviene a fine estate, quando gli acini sono in fase di maturazione e si presenta ancora più pericolosa per le complicanze di natura fungina che si possono instaurare sulle ferite provocate dalle larve (Botrite e Marciume acido), nonché per l’immediata vendemmia.

Come eliminare la tignoletta della vite

La lotta contro la tignoletta della vite si effettua, attualmente, con tecniche di lotta guidata che si basano sul monitoraggio eseguito o con delle tecniche di campionamento o con l’uso di trappole sessuali. Si possono inoltre seguire le indicazioni dei bollettini di lotta integrata provinciali o regionali.

Tecnica del campionamento

Il campionamento si esegue controllando i grappoli, circa 100 ogni ettaro di vigneto, scelti casualmente sul tralcio, su un certo numero di ceppi randomizzati sul campo. I campionamenti devono essere eseguiti in tre momenti diversi prestabiliti, che corrisponde più o meno alle tre generazioni.

Ma quando bisogna eseguire i controlli sulla tignoletta della vite? Per la prima generazione, i controlli si eseguono alla fioritura. Per la seconda generazione, invece, i controlli si eseguono dalla mignolatura alla prechiusura del grappolo. Per la terza generazione, infine, se esiste, dalla invaiatura alla prima metà di settembre.

Al momento del campionamento, Bisogna anche decidere le soglie d’intervento. Per quanto riguarda la prima generazione, si interviene nel caso in cui siano danneggiati il 35 – 50% dei grappoli. A volte, per la prima generazione, pur essendo stata raggiunta questa soglia non si interviene per i motivi suddetti. Per la seconda generazione, si può intervenire primi attacchi sugli acini, nelle zone a rischio. Oppure con una soglia del 5% di grappoli infestati da larve o in presenza di uova o addirittura con fori di penetrazione. Per la terza generazione, si interviene già quando sono stati colpiti il 5% dei grappoli.

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Uso di trappole sessuali

Molti credono che la lotta contro la tignoletta della vite si possa eseguire semplicemente con l’uso delle trappole sessuali. Ma come abbiamo già spiegato nell’articolo su come eliminare la mosca dell’olivo, le trappole sono da considerarsi esclusivamente come strumenti di campionamento per valutare la presenza dell’insetto e l’entità del danno.

Queste trappole, che si possono trovare in qualsiasi consorzio agrario, vanno installate ad inizio aprile, 1 o 2 per ettaro o per azienda, a seconda delle dimensioni dell’appezzamento. Occorre cambiare l’erogatore del ferormone, ed eventualmente anche il fondo, circa 10 giorni prima del previsto volo della generazione successiva. Generalmente le catture della prima generazione sono solamente indicative della popolazione esistente e quindi non conviene trattare.

Per le altre generazioni, la soglia indicativa proposta in alcuni ambienti e di 15-20 maschi catturati per trappola per settimana. Se non si vuole considerare la soglia di intervento, si può trattare circa 10-12 giorni dopo le prime catture, nel caso sia sufficiente un solo trattamento. In altri casi, si può trattare a 9-13 giorni, con un successivo intervento dopo 7 giorni, dal momento in cui la fase di cattura dei maschi è crescente.

Prodotti biotecnologici

L’intervento viene attivato anche al superamento della soglia dei grappoli infestati o ai primi danni sugli acini. La lotta guidata si può effettuare anche con prodotti biotecnologici, infatti si possono utilizzare dei formulati biologici a base di Bacillus thuringensis. Questo insetticida biologico, in considerazione delle sue caratteristiche, va distribuito prima che le larve siano entrate negli acini.

Esso si impiega con buoni risultati contro le larve della seconda generazione, distribuendolo due volte oppure una sola volta tra il 9º e il 13º giorno dall’inizio della fase crescente delle catture. Se si vuole impiegare due volte, bisogna intervenire la prima volta a 7-9 giorni dall’inizio della fase crescente e la seconda a 15-16 giorni.

Contro la terza generazione, si applica a 2 e 3 settimane dall’inizio delle catture dei maschi. In questi interventi è opportuno, per migliorare l’effetto del trattamento, aggiungere circa 500 – 1000 g di zucchero ogni 100 litri di acqua.

All’inizio dei voli della tignoletta della vite, possono essere applicati anche dei prodotti naturali come lo Spinosad.

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Tignoletta della vite: i veri metodi per eliminarla ultima modifica: 2018-04-09T06:01:42+00:00 da Francesco Giannetti

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