Per secoli l’allevamento di asine è stata una delle attività più presenti nelle campagne italiane, poi quasi scomparsa con la meccanizzazione agricola del dopoguerra. Oggi sta tornando, ma con un ruolo completamente diverso: non più animale da soma o da lavoro, ma produttore di un latte sempre più ricercato dal mercato. Il latte di asina è considerato il più simile al latte umano tra quelli di origine animale, ed è molto apprezzato in cosmesi, in erboristeria e come alimento per neonati con allergie alle proteine del latte vaccino.
Non è un mercato di massa, ma proprio per questo offre margini interessanti a chi sa strutturarsi bene. E partire non richiede investimenti enormi, soprattutto per chi dispone già di terreno e di una minima esperienza con gli animali da pascolo.
Indice
Le razze da conoscere prima di iniziare

La scelta della razza è il primo passo concreto. Non tutte le asine producono latte in quantità sufficiente per un’attività commerciale: alcune razze sono selezionate per la produzione lattiera, altre per la morfologia o per l’utilizzo come animali da compagnia e pet therapy.
Le due razze più utilizzate per la produzione di latte in Italia sono la Martina Franca e la Ragusana, entrambe di grossa mole, caratteristica che si traduce direttamente in una maggiore capacità produttiva. La Martina Franca, originaria della Puglia, è considerata la razza italiana per eccellenza per questo scopo: animale robusto, con buona attitudine lattiera e temperamento tranquillo. La Ragusana, tipica della Sicilia orientale, ha caratteristiche simili ed è altrettanto diffusa negli allevamenti orientati alla produzione di latte.
Per chi vuole avvicinarsi all’attività con investimenti contenuti, esiste anche la possibilità di lavorare con razze minori come l’Amiata (originaria della Toscana, carattere docile e adatta ai terreni difficili) o l’asino sardo, più piccolo ma estremamente rustico. Queste razze producono meno latte, ma si adattano bene a condizioni di pascolo povero e richiedono cure meno intensive. Proprio come succede con l’allevamento degli esemplari maschi, la scelta della razza deve sempre partire dagli obiettivi produttivi e dalle risorse disponibili.


