Un albero secolare è, per definizione, un albero che ha superato i cento anni di vita. Ma nella pratica comune (e nella normativa italiana) il termine viene usato soprattutto per gli esemplari di età straordinaria, quelli che hanno attraversato secoli di storia e sono diventati parte del paesaggio, della memoria collettiva e spesso dell’identità di un territorio.
In Italia la tutela degli alberi monumentali è regolata dalla Legge 10 del 2013, che ha istituito un Registro nazionale degli alberi monumentali d’Italia, aggiornato periodicamente dal Ministero dell’Agricoltura. Per essere iscritto, un esemplare deve rispettare almeno uno dei criteri previsti: età o dimensioni straordinarie, valore paesaggistico, interesse storico o culturale, rarità botanica. Non esiste una soglia di età fissa: conta il insieme di questi elementi.
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L’olivo: l’albero secolare per eccellenza in Italia

Nessun albero incarna l’idea di longevità come l’olivo. È una pianta che invecchia lentamente, forma tronchi contorti e nodosi di straordinaria bellezza em in condizioni favorevoli, può vivere migliaia di anni. Gli olivi più antichi d’Italia si trovano in Puglia, Sardegna e Calabria, dove alcuni esemplari vengono datati tra i mille e i tremila anni.
Il caso più noto è quello degli ulivi millenari salentini, concentrati soprattutto nella zona tra Lecce, Brindisi e Taranto. Tronchi con circonferenze che superano i dieci metri, chiome enormi, radici che sembrano parte della roccia calcarea su cui poggiano. Molti di questi olivi sono stati inseriti nel Registro nazionale e godono di protezione specifica: non possono essere abbattuti, esportati o danneggiati senza autorizzazione.
La gestione agronomica di questi esemplari è delicata. La potatura degli olivi monumentali segue criteri diversi rispetto a quella produttiva: l’obiettivo non è massimizzare la resa ma preservare la struttura della pianta, intervenendo il meno possibile e solo dove necessario per la salute dell’albero. Anche le malattie dell’olivo vanno monitorate con attenzione particolare su questi esemplari, perché danni al tronco o alle radici possono compromettere irreversibilmente piante che hanno impiegato secoli a formarsi.


