L’allevamento di conigli in Italia è tradizionalmente legato alle gabbie sopraelevate, un sistema intensivo che permette di gestire grandi numeri in poco spazio, ma che negli ultimi anni è sempre più sotto pressione: normative sul benessere animale più stringenti, consumatori più attenti all’origine dei prodotti e una domanda crescente di carne proveniente da sistemi più naturali stanno spingendo molti allevatori a esplorare alternative.
L’allevamento a terra, detto anche allevamento in parco o su lettiera profonda, è il sistema che più si avvicina al comportamento naturale del coniglio: gli animali vivono liberamente su superfici ampie, possono scavare, correre, socializzare e muoversi senza le restrizioni della gabbia. Non è un sistema nuovo (era il modello tradizionale prima della modernizzazione), ma oggi viene reinterpretato con criteri tecnici più precisi per renderlo economicamente sostenibile.
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Come funziona nella pratica

Il principio di base è semplice: invece di suddividere gli animali in gabbie individuali o per gruppi ristretti, si crea un recinto o un capannone in cui i conigli vivono collettivamente su pavimentazione coperta da lettiera (paglia, truciolo o fieno). Lo spazio minimo consigliato varia in base al sistema adottato, ma in genere si parla di almeno 600-800 cm² per capo come punto di partenza, con tendenza ad aumentare nelle produzioni orientate al benessere certificato.
Il capannone deve essere ben ventilato, asciutto e protetto dai predatori come volpi e faine in primis, che rappresentano il rischio principale per chi alleva a terra. La recinzione deve essere interrata di almeno 30-40 cm per impedire lo scavo, e il tetto o la rete superiore devono essere chiusi. La lettiera va gestita con attenzione: cambiata o integrata regolarmente per evitare l’accumulo di ammoniaca, che è il principale fattore di rischio sanitario in questo sistema.


