Lotta alla flavescenza dorata

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di Antonino Crapanzano

La flavescenza dorata è una grave malattia che colpisce i vitigni di molte regioni italiane. Causata da Scaphoideus titanus, Ball., insetto appartenente all’ordine dei Rincoti, originario dell’America settentrionale e vettore dell’agente causale di questa malattia, può causare gravi danni alle nostre viti e nei casi più gravi portare alla morte delle piante.

In questo articolo approfondiremo i metodi e le misure di cura della flavescenza dorata. Per avere maggiori informazioni riguardanti l’agente causale e i sintomi della flavescenza dorata, vi consiglio di dare un’occhiata a questo articolo.

Un aspetto molto importante da sottolineare è che questa malattia, nel nostro Paese, è sottoposta a quarantena e, secondo il Decreto Ministeriale n. 32442 del 31 maggio 2000, la cura della flavescenza dorata deve essere obbligatoria, pena la denuncia all’autorità giudiziaria per gli inadempienti, secondo l’articolo 9 dello stesso decreto.

Le misure di cura della flavescenza dorata possono prevedere diversi protocolli da seguire; una volta confermata la presenza della flavescenza dorata sarà necessario eliminare le piante infette ed effettuare controlli ripetuti negli anni successivi.

In caso di presenza dell’insetto vettore, Scaphoideus titanus, dovranno essere eseguiti trattamenti insetticidi seguendo i principi dell’agricoltura biologica e attuando misure di lotta integrata. La soluzione migliore per evitare la diffusione della flavescenza dorata è la prevenzione.

La prevenzione

Le misure di prevenzione vengono messe in atto per evitare che la malattia si diffonda e infetti i nostri vigneti. La sterilizzazione del materiale di propagazione è un sistema di prevenzione molto efficace e consiste nell’immersione dei nuovi esemplari in acqua a 55 gradi per un periodo di 45 minuti.

In caso di rinvenimento di materiale di moltiplicazione che presenti i sintomi della flavescenza dorata non verrà autorizzato il suo prelievo da parte del Servizio Fitosanitario Regionale e dai campi delle piante madri infette non potranno essere prelevati esemplari prima di essersi accertati dell’assenza della malattia per due anni consecutivi.

Per quanto riguarda l’attività vivaistica, l’etichetta delle giovani piantine deve riportare l’indicazione che derivino da campi non sintomatici per due interi cicli vegetativi precedenti il prelievo, questa sarà una garanzia che il materiale di propagazione rispetta i requisiti stabiliti dalla legge.

Altre possibilità di prevenire l’insorgenza della flavescenza dorata consistono nell’abbattimento della popolazione dell’insetto vettore mediante insetticidi, il monitoraggio dei vigneti per intercettare subito le piante infette e, in tal caso, estirparle immediatamente, effettuare una prevenzione adeguata nei giovani impianti.

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La difesa integrata della flavescenza dorata: cura

Per difesa integrata si intendono un insieme di pratiche di cura delle malattie che prevedono l’attuazione di diverse tecniche di difesa, tra le quali: l’utilizzo di feromoni, di fitofarmaci selettivi e di prodotti ammessi in agricoltura biologica, l’utilizzo di varietà più resistenti, il ricorso alla rotazione colturale e l’eliminazione delle piante infette.

Soprattutto, la cura delle malattie mediante la difesa integrata, prevede la riduzione dell’utilizzo dei fitofarmaci. Nelle aree dove è diffusa la fitoplasmosi è necessario ridurre la popolazione dell’insetto vettore, un metodo indiretto per controllare la flavescenza dorata.

Un primo trattamento insetticida verrà eseguito dopo circa trenta giorni dalla schiusura delle uova, utilizzando insetticidi ad azione lenta deve essere anticipata l’epoca del trattamento; il secondo trattamento deve essere effettuato a una distanza di venti giorni dal primo.

Un terzo trattamento si renderà necessario se, nel corso dell’estate, si presenteranno nuove infestazioni di adulti. Per far sì che i trattamenti siano più efficaci è consigliabile eseguire la bagnatura su tutta la vegetazione per eliminare neanidi e ninfe presenti sulla pagina inferiore delle foglie.

La difesa biologica

La difesa biologica, come dice il termine stesso, prevede soltanto l’utilizzo di prodotti di natura organica e che non abbiano, quindi, origine chimica. In agricoltura biologica, l’unico prodotto utilizzabile per il controllo di Scaphoideus titanus è il piretro, un insetticida naturale.

Bisogna effettuare il trattamento sui vigneti durante le ore meno calde della giornata e quando le api non sono in volo, nonostante la temperatura, l’umidità e l’insolazione non influiscono in maniera diretta sull’efficacia del trattamento insetticida.

L’utilizzo di altre sostanze, come zolfo e rame, in combinazione con il piretro potrebbe ridurre in modo non significativo l’efficacia del trattamento, come non è molto importante, per l’efficacia del prodotto, il pH del terreno. Inoltre, il piretro ha massima efficacia solo sugli adulti e quindi, i trattamenti anticipati non sarebbero molto efficaci.

Un limite fondamentale del piretro è il tempo di efficacia, che è soltanto di qualche giorno, per questo motivo non è consigliato il suo utilizzo per allontanare le cicaline se non su aree vaste.

Il modo migliore per eseguire la cura delle nostre viti dalla flavescenza dorata, nei momenti e con le modalità adeguate, è quello di attenersi alle indicazioni fornite dal Servizio fitosanitario e dai bollettini tecnici provinciali emanati nella proprio territorio di appartenenza.

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Lotta alla flavescenza dorata ultima modifica: 2019-08-08T10:58:31+00:00 da Antonino Crapanzano

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