Metcalfa pruinosa, l’insetto odiato dagli agricoltori e amato dagli apicoltori

metcalfa

La Metcalfa pruinosa (Metcalfa pruinosa, Say, 1830) è un insetto rincote Omottero, appartenente alla famiglia Flatidae, ghiotto di linfa vitale delle piante e pertanto molto pericoloso.

Originario del nord America, si è diffuso in Europa intorno agli anni ’80 entrando accidentalmente in Veneto per la prima volta. Da qui ha contagiato tutte le piantagioni del Nord Italia, spingendosi oltre i confini e arrivando in Svizzera, Francia e Croazia.

Vediamo nel dettaglio come si comporta la Metcalfa partendo dal suo ciclo di vita e scoprendo i danni che reca alle coltivazioni.

Metcalfa pruinosa: descrizione e ciclo di vita

melata metcalfa

fonte: Wikipedia

La Metcalfa attraversa quattro stadi nel suo ciclo biologico di vita: uovo, neanide, ninfa e adulto.

Gli stadi di neanide e ninfa si suddividono in ulteriori fasi di accrescimento, tre per la forma di neanide e due per la forma di ninfa.

Le uova di Metcalfa vengono svernate nelle parti più protette delle cortecce delle piante ospiti, proteggendosi così dal freddo fino al momento della schiusa che avviene a fine maggio.

Le neanidi hanno inizialmente colore bianco, per poi passare durante la crescita ad un colore verde chiaro.

Dallo stadio di neanide a quello di ninfa la Metcalfa è solitamente ricoperta da una caratteristica secrezione cerosa che rimane incollata alle piante durante il loro passaggio.

Allo stadio adulto la Metcalfa assume una colorazione grigia che si scurisce con il passare del tempo. Le ali avvolgono il corpo quando l’insetto riposa. Gli occhi sono molto complessi e l’apparato boccale è di tipo succhiatore e perforatore, simile a quello di molti rincoti.

Metcalfa pruinosa: danni alle piante

lotta alla metcalfa

fonte: Wikipedia

La Metcalfa pruinosa è un insetto pericoloso per due motivi.

Il primo è la ragione stessa del suo nutrimento: sottraendo linfa vitale alle piante in abbondanza, compromette notevolmente la loro regolare crescita portando all’essiccamento e, spesso, alla morte.

La seconda ragione deriva dallo scarto alimentare prodotto dall’insetto: la Metcalfa non riesce a digerire la parte zuccherina della linfa, che espelle sotto forma di melata su foglie, grappoli, germogli e tralci, causando l’inscurimento e la fumaggine.

La melata ha un odore molto invitante per le api: è per questo che, per gli apicoltori, l’arrivo della Metcalfa è stato provvidenziale. Negli anni in cui debellare l’insetto non era ancora possibile, poiché le tecniche erano ancora in fase di studio la produzione di miele è stata eccezionale, anche se questo tipo di miele non è di origine vegetale.

Tuttavia, il gioco non vale la candela: dal momento che la Metcalfa attacca potenzialmente tutte le piante, con spiccate preferenze per la vite, gli agrumi, le pomacee (come il melo, il pero, il nespolo ecc…) e le drupacee (pesco, albicocco, susino, ciliegio e mandorlo), i danni economici a coltivazioni anche miste possono davvero diventare disastrosi.

Non basta, infatti, avvicendare le colture o ritenersi salvi perché le coltivazioni del proprio terreno sono ben assortite: la Metcalfa pruinosa può intaccare qualsiasi albero da frutto.

Come eliminare la Metcalfa pruinosa

insetto del miele

fonte: Wikipedia

In quanto parassita degli alberi da frutto, la lotta alla Metcalfa pruinosa dovrebbe essere principalmente di tipo agronomico anziché chimico, così da preservare quanto più possibile la natura della pianta che potrebbe assorbire i principi chimici degli insetticidi e riversali sul frutto.

Lotta biologica alla Metcalfa pruinosa

La Metcalfa pruinosa ha avuto larga diffusione in Europa poiché, in quanto insetto estero, non ha avuto la possibilità di incontrare nemici naturali.

Tuttavia, gli studi più recenti hanno individuato dei limitatori naturali alla diffusione della Metcalfa, come ad esempio uccelli (soprattutto la cinciallegra) e ragni, altri insetti rincoti, coleotteri e altre specie minori, fino ad arrivare all’importazione in Italia del nemico per eccellenza della Metcalfa: l’imenottero driindide Neodryinus typhlocybae.

Se vengono individuate le uova in tempo, l’azione preventiva alla loro schiusa consiste nel bagnare le foglie con una soluzione di acqua e nitrato di potassio alla dose di 400 gr/hl, utile per sciogliere la secrezione cerosa ed evitare la fumaggine delle foglie.

Qualora non si riesca ad eliminare l’infestazione in questi stadi molto precoci, è comunque necessario farlo al massimo quando l’insetto è nello stato di neanide o di ninfa. Allo stadio adulto, infatti, non solo è difficile estirparlo, ma la velocità di spostamento porterebbe a ricadute continue.

Altri trattamenti preventivi utili sono la poltiglia bordolese, a scopo preventivo, e soluzioni di acqua e sapone di Marsiglia o sapone per i piatti.

Metcalfa pruinosa, l’insetto odiato dagli agricoltori e amato dagli apicoltori ultima modifica: 2018-12-10T11:08:12+00:00 da Simona Ruisi

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