Una nuova sentenza non lascia più dubbi sulla correlazione tra l’uso ripetuto del glifosato della Bayer e le malattie che possono derivarne.
Per la terza volta di seguito, infatti, la Bayer ha perso la causa in cui veniva accusata da ex clienti per la correlazione del diserbante RoundUp di Monsanto, società oggi controllata proprio dalla Bayer.
L’accusa è di non aver esplicitato adeguatamente i rischi che possono derivare dall’uso prolungato del glifosato, un rischio che, in questo caso, è identificato nel tumore.
Ad ottenere il maxi risarcimento è una coppia di agricoltori, Ada e Alberta Pilliod, che hanno utilizzato il prodotto per più di 30 anni, contraendo il linfoma non Hodgkin, un tumore maligno che colpisce il sistema immunitario e si diffonde capillarmente ai principali organi.
A loro andranno 2,5 miliardi di dollari; in questa somma è compreso un miliardo di danni punitivi che Bayer sarà tenuta a pagare.
Le conseguenze sul mercato non si sono fatte attendere. All’apertura della borsa di Francoforte, dopo la notizia, la società ha perso oltre il 7%, punto più basso raggiunto negli ultimi sette anni.
Bayer ha già annunciato il ricorso, tirando in ballo l’opinione dell’Agenzia di Protezione Ambientale che, secondo l’azienda, asserisce: “i prodotti a base di glifosato possono essere usati in modo sicuro e non sono cancerogeni“.


