Il glifosato in agricoltura: azione, rischi e indicazioni per l’uso

glifosato in agricoltura

È il diserbante più usato al mondo in campo agricolo, ma anche uno dei più controversi: stiamo parlando del glifosato, principio attivo di diversi prodotti commerciali utilizzati non solo in agricoltura, ma anche per il giardinaggio e per la manutenzione del verde pubblico.

In questo articolo ti spiegheremo cos’è il glifosato, come agisce, dove si trova, quali sono i rischi legati al suo utilizzo e come si è legiferato in materia soprattutto qui in Italia.

Glifosato: cos’è

Come detto nella nostra breve introduzione, il glifosato è il principio attivo di molti prodotti ormai liberamente messi in commercio da diverse aziende da quando, nel 2001, è scaduto il brevetto di produzione dell’azienda statunitense Monsanto.

Ma cos’è, nello specifico, il glifosato? È una molecola che elimina indistintamente tutte le erbe infestanti. In altre parole, è un diserbante non selettivo,

La molecola è stata sintetizzata nel 1950 da un chimico dell’azienda svizzera Cilag, ma la scoperta non fu mai oggetto di pubblicazione. Molti anni dopo, nei laboratori della Monsanto, venne scoperta la sua azione come erbicida ad ampio spettro e, nel 1974, brevettato e messo in commercio con il nome Roundup.

Durante gli anni 90 sempre la Monsanto iniziò a introdurre sul mercato delle colture, come la soia, geneticamente modificate e in grado di resistere a dosi abbondanti di questo erbicida, di fatto rendendolo molto più semplice da utilizzare. In questo modo, il glifosato è diventato il diserbante più utilizzato al mondo, complice anche il suo prezzo abbastanza economico.

Glifosato: come agisce

Il glifosato è in grado di impedire all’enzima Epsps, presente solamente nel regno vegetale, di continuare a fare il suo lavoro, ovvero garantire la sopravvivenza della pianta. Per questo è stato poi così importante inserire anche delle colture in grado di resistere alla sua azione: in questo modo, si potevano eliminare soltanto gli infestanti presenti nel terreno, senza danneggiare troppo le piante più importanti per la coltivazione.

glifosato in agricoltura

Il glifosato ferma l’enzima Epsps che mette a rischio la salute delle piante

Una delle caratteristiche principali del glifosato è che, sebbene venga assorbito per via fogliare, successivamente riesca a diffondersi per via floematica in ogni altra parte della pianta. È così che questo diserbante riesce a devitalizzare anche parti altrimenti non devitalizzabili come i rizomi e i fittoni.

Dopo un assorbimento che dura almeno cinque ore, sono sufficienti appena dieci giorni perché la vegetazione si secchi completamente.

Si può utilizzare in due momenti:

  • prima della semina, per eliminare tutte le erbacce
  • sulle piante già cresciute, ma solo nel caso in cui queste siano resistenti al glifosato; se così non dovesse essere, oltre alle erbacce elimineresti infatti anche le tue colture

Se, invece, vuoi scoprire di più sul diserbante per rovi, leggi questo articolo.

Glifosato: dove si trova

Da quando, come abbiamo visto, è scaduto il brevetto della Monsanto, il glifosato viene commercializzato in tutto il mondo. Solo in Europa viene prodotto da 14 aziende diverse, mentre in Italia è uno dei prodotti fitosanitari più diffusi.

Non solo terreni coltivabili: il glifosato è usato anche nei giardini, nella manutenzione del verde pubblico e anche per tenere puliti i binari vicino alle stazioni ferroviarie.

Il glifosato, tuttavia, è stato rilevato anche all’interno di alcuni alimenti a base di cereali, come la pasta.

Anche l’acqua potabile non è immune da questa contaminazione di glifosato. Al momento, però, le rilevazioni vengono effettuate solo in Lombardia e in Toscana, dove comunque è stato registrato come il glifosato sia presente in modo molto esteso sulle acque superficiali.

Glifosato: quali rischi?

Per quanto riguarda i rischi dovuti all’utilizzo di glifosato, non si hanno ancora studi concordi.

Per ora, però, c’è una sentenza: nell’agosto 2018 il Tribunale di San Francisco ha ritenuto responsabile la Monsanto del cancro alla pelle sviluppato da un 46enne, DeWayne Johnson, aggiungendo inoltre come l’azienda sapesse della pericolosità del Roundup, ma avesse deciso di non informare i consumatori.

Gli studi più importanti sul glifosato sono sostanzialmente due:

  • quello condotto dalla Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro
  • quello condotto dalla Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare

Iniziamo dalla ricerca della Iarc. Gli studiosi avevano preso in considerazione cinque diverse sostanze tutte usate in agricoltura:

  • malathion e diazinon, giudicati probabili cancerogeni per l’uomo
  • parathion e tetrachlorvinphos, giudicati possibili cancerogeni per l’uomo e per questo vietati dall’Unione Europea
  • glifosato, riscontrando una correlazione epidemiologica tra un’esposizione a questo diserbante e il linfoma di non-Hodgkin, inserendolo nella lista delle sostanze probabilmente cancerogene (assieme, per esempio, alla carne rossa)

Lo studio della Efsa, invece, ha dato risultati opposti. Per i loro ricercatori, infatti, è risultato improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo. La loro proposta è quella di aumentare il livello di sicurezza e vigilare più attentamente per evitare le contaminazioni di cibo e acqua.

Tuttavia, è bene ricordare come il rapporto stilato dall’Efsa sia stato accusato di essere in massima parte basato su un precedente studio tedesco finanziato proprio dalle aziende produttrici di diserbanti.

Glifosato: regole comunitarie

Se prima valevano le singole normative nazionali in materia di utilizzo di pesticidi, dal 2002 l’Europa ha iniziato a portare avanti delle regole comunitarie.

glifosato in agricoltura

L’uso del glifosato è regolamentato da delle precise norme europee

Era stato previsto che le agenzie regolatorie valutassero periodicamente la sicurezza nell’utilizzo di glifosato per salute e ambiente. A seconda dei rapporti stilati, le autorità competenti sarebbero state in grado di decidere se estendere o revocare le autorizzazioni per la sua commercializzazione.

Già nel 2015, però, erano iniziati a emergere i primi dubbi sull’opportunità di continuare a usare il glifosato; per questo era stata concessa una proroga per meglio valutare il da farsi.

Il 27 novembre 2017 l’Unione Europea ha rinnovato per altri cinque anni l’autorizzazione sull’uso in territorio comunitario di pesticidi a base di glifosato. 

Alcuni stati europei, però, hanno annunciato di voler prendere delle contromisure:

  • Italia, Olanda e Svezia hanno espresso un parere contrario al rinnovo
  • la Francia vorrebbe vietarne l’utilizzo entro il 2022

Altre normative che regolano l’uso di prodotti fitosanitari (ma a base di rame) approvate dell’UE sono discusse in questo articolo.

Glifosato in Italia

Per quanto riguarda la situazione in Italia, i pesticidi a base di glifosato possono ancora essere utilizzati, ma con delle limitazioni.

Il glifosato è vietato in queste situazioni:

  • per usi non agricoli su terreni composti per più dell’80% da sabbia
  • su terreni vulnerabili o frequentati dai cittadini come le aree gioco per i bambini, i campi sportivi, le aree verdi all’interno di complessi scolastici e ospedalieri, i parchi
  • per ottimizzare il raccolto o la trebbiatura, quindi il suo uso pre-raccolta

La domanda ovviamente è se queste precauzioni saranno utili, non solo in materia di glifosato. Qualche dato:

  • in Italia ogni anno vengono utilizzate oltre 130mila tonnellate di prodotti fitosanitari
  • questi prodotti contengono oltre 400 sostanze chimiche diverse

Ma sarebbe conveniente per l’Italia eliminare il glifosato? Sì, per due ottime ragioni.

La prima è sicuramente che tra le nostre eccellenze nel comparto agricolo ci sono le aziende biologiche che, per loro natura, non usano di certo pesticidi né a base di glifosato né di altri tipi. Sono dunque aziende che hanno già assorbito i costi dell’eliminazione del glifosato prima dei loro competitor esteri.

La seconda è che la filiera del Made in Italy è all’avanguardia per quanto riguarda le innovazioni in grado di sostituire i pesticidi. Per esempio, il glifosato potrebbe essere evitato semplicemente con una pacciamatura effettuata coprendo le piante con teli di plastica biodegradabile, settore in cui le aziende nostrane sono leader mondiali.

 

Insomma, a prescindere dai rischi veri o presunti di questo tipo di pesticida, la spinta sempre più forte che si sta dando all’agricoltura biologica è giustificata da prodotti qualitativamente più buoni e più sani, coltivati rispettando la natura e gli ecosistemi, in sinergia con altre aziende italiane di spessore.

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Il glifosato in agricoltura: azione, rischi e indicazioni per l’uso ultima modifica: 2019-04-24T07:39:49+00:00 da Giulia Corrias

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