Peperoncino: una redditizia opportunità da coltivare meglio

Peperoncino

Il peperoncino piccante appartiene alla famiglia delle Solanacee, piante alcaloidi, che hanno effetti particolari sul sistema nervoso dell’uomo.

Alcune sono vere piante medicinali (si veda belladonna, il tramonio, il giusquiamo, il tabacco, la dulcamara, l’erba morella), altre, come la patata, il pomodoro e la melanzana, fanno parte della nostra alimentazione quotidiana.

La famiglia delle Solanacee comprende 85 generi e almeno 2.200 specie e tra questi abbiamo quello del Capsicum a cui appartiene proprio il peperoncino rosso piccante.

Il peperoncino è alla base di tantissime ricette tipiche della nostra cucina e si tratta di un vero e proprio pilastro della nostra tradizione agroalimentare; col tempo, inoltre, questa spezia si è anche affermata nell’industria estetica e cosmetica, grazie alle sue numerose proprietà benefiche.

Peperoncino

Dall’alimentazione all’estetica: il peperoncino è molto richiesto

Nonostante l’elevato consumo, però, il peperoncino non è mai diventato un cavallo di battaglia della produzione agricola italiana.

Data la grandissima richiesta interna, infatti, coltivare il piccolo e rossissimo ortaggio potrebbe trasformarsi in una interessante e piccantissima opportunità di reddito per molti.

Vediamo come e perché.

Breve storia del peperoncino e diffusione in Italia

Il peperoncino è una delle spezie più diffuse: già conosciuta in Messico 9.000 anni fa, esistono tracce della sua coltivazione già dal 5.500 avanti Cristo.

In Europa il peperoncino arriva con Cristoforo Colombo dopo la scoperta dell’America, ma era già conosciuto in Asia e Africa.

In Italia è indubbio che la spezia piaccia tanto e, infatti, se ne consumano circa 700.000 quintali all’anno; di questi, secondo Coldiretti il 70% viene proprio importato dall’Asia.

Peperoncino

Le regioni in cui si coltiva il peperoncino sono Calabria, Basilicata, Puglia, Lazio, Sicilia e Abruzzo

La ragione è facile e, allo stesso tempo, quasi incredibile: la richiesta nazionale di peperoncino infatti è talmente alta che la produzione italiana (concentrata nelle regioni della Calabria, Basilicata, Puglia, Lazio, Sicilia e Abruzzo) non riesce a soddisfare la domanda interna dato che in Italia non esiste una vera coltivazione estensiva del prodotto.

Una piccante e ghiotta occasione

Il sud Italia, presentando tutte le caratteristiche climatiche tipiche dell’area mediterranea, sarebbe perfetto e adattissimo per diventare un’oasi felice in cui coltivare il peperoncino.

Questo potrebbe significare:

  • Il soddisfacimento della domanda interna
  • Un eventuale inizio dell’attività di esportazione del prodotto

Insomma, un’allettante occasione che potrebbe fruttare agli agricoltori un bel patrimonio collaterale.

I guadagni stimati per la coltivazione del peperoncino, infatti, si aggirerebbero tra i 5.000€ e i 6.000€ per ogni ettaro coltivato.

Un problema più amministrativo che quantitativo

Se la richiesta di peperoncino è così elevata, perché risulta essere così poco coltivato?

Il problema, purtroppo, sta nel processo di valorizzazione e tutela del prodotto che ha davanti a sé ancora tanta strada da fare e che, allo stato attuale, non incentiva la produzione.

Non essendoci regole precise, infatti, le importazioni dall’estero hanno prezzi bassissimi e molto convenienti; allo stesso tempo, però, mancano le certificazioni che attestino la qualità dei prodotti introdotti nel nostro paese.

Non esiste una certificazione DOC, non esiste una certificazione IGP; potenzialmente, dunque, tutti i peperoncini sono uguali.

Peperoncino

Trattare peperoncino proveniente dall’estero è molto più conveniente per le aziende

La legge vigente, infatti, obbliga a indicare il luogo di confezionamento e non quello di provenienza: il consumatore, quindi, non è messo nelle condizioni ci conoscere esattamente cosa sta comprando.

L’unica differenza, di conseguenza, diventa il prezzo: un peperoncino proveniente dall’Asia, ma trattato in Italia, costa meno rispetto a un peperoncino coltivato e trattato nel nostro paese.

Tutto, ovviamente, parte dai costi di produzione: se ci vogliono almeno 15€ per produrre un chilo di polvere di peperoncino in Calabria, l’equivalente estero ha un costo massimo di 4€

Se uniamo questa forbice di prezzo gigantesca al fatto che non esista un modo serio di distinguere ciò che è Made in Italy, controllato e certificato, dal resto, la distanza diventa davvero incolmabile.

Speranze per il futuro

Secondo Enzo Monaco, presidente dell’Accademia Italiana per il peperoncino, la soluzione è una sola ed è l’abbattimento dei costi di produzione e l’introduzione di standard di qualità che diano dignità alla produzione locale.

La coltivazione, al momento, è in mano a imprese familiari e artigianali che non hanno modo di attrezzarsi dal punto di vista tecnologico per implementare concretamente la produzione; questo è un grosso limite dato che la produzione, al momento, genera un importo vicino ai duecento milioni di euro.

La coltivazione del peperoncino può effettivamente essere un’ottima fonte di reddito e un potenziale baluardo del Made in Italy, ma deve essere assolutamente aiutata a crescere sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Le risorse le abbiamo, quindi perché non sfruttarle?

Peperoncino: una redditizia opportunità da coltivare meglio ultima modifica: 2018-11-12T17:25:35+00:00 da Giulia Corrias

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