Tra l’acquisto di materiali, il mantenimento della produzione, la tassazione e gli imprevisti, soprattutto climatici, il budget a disposizione per investire nelle nuove tecnologie dell’agricoltura diventa davvero ristretto.
Fermarsi, però, non solo è sbagliato, ma è anche controproducente.
Le nuove tecnologie non sono un miraggio lontano e irraggiungibile; sono spese non indifferenti, è vero, ma senza questi sforzi ogni azienda del settore agricolo rischia di rimanere indietro, e nella peggiore delle ipotesi di andare incontro a un futuro disastroso.
Questo è il motivo per cui oggi è importante restare sempre aggiornati sulle nuove tecnologie dell’agricoltura.
Non solo modelli di business diversificati, quali agriturismi o colture ecosostenibili, ma anche, e soprattutto, nuovi macchinari e macchinari rinnovati: tutto questo deve rientrare nella conoscenza e nel budget di investimento di ogni imprenditore agricolo.
Quella che viene definita l’agricoltura 4.0 è fatta soprattutto di computer e smartphone. Dai sensori ai droni, dalle app che rilevano le condizioni delle colture e del terreno ai programmi per l’analisi dei dati.
Chissà se, 30 anni fa, c’era già chi sognava di avere dati precisi sulle proprie coltivazioni restando comodamente a casa. Forse era impensabile, ma ora non solo è realtà, è necessità.
Proprio attraverso le app di agricoltura di precisione è possibile rilevare e incrociare dati sui fattori climatici e ambientali, sullo stato dell’inquinamento, sul fabbisogno idrico e nutritivo, sulla prevenzione delle patologie e sullo stato della produzione.
Con una sola applicazione si risparmiano realmente tempo e, soprattutto, denaro. Chi ha più coltivazioni, poi, può avere il pieno controllo sulla gestione dei propri prodotti, e quindi dei propri profitti.
Filippo Regna, il co-direttore dell’Osservatorio Smart Agrifood, a proposito delle nuove tecnologie dell’agricoltura e dell’innovazione ha dichiarato: “L’innovazione digitale nell’agroalimentare si manifesta dalla produzione in campo alla distribuzione alimentare, passando per la trasformazione, e può garantire competitività a uno dei settori chiave per l’economia italiana, che contribuisce per oltre l’11% del Pil e per il 9% dell’export.”
Ha poi continuato sottolineando come il vantaggio diventa subito di tipo economico, sia come risparmio che come incremento degli affari: “L’Agricoltura 4.0 da un lato può ridurre i costi di realizzazione di prodotti di alta qualità, dall’altro far crescere i ricavi grazie ad una maggiore riconoscibilità o garanzia, ad esempio con sistemi di anticontraffazione o di riduzione dei prodotti non conformi esportati. Ma l’innovazione digitale consente anche di intervenire a supporto dell’intera filiera, garantendo sostenibilità a tutti gli attori del settore, inclusa la produzione in campo”.
Purtroppo, nonostante i dati chiari, gli investimenti nelle nuove tecnologie dell’agricoltura sono ancora molto bassi: solo sull’1% del terreno coltivato in Italia vengono realmente impiegate.
La colpa non è sicuramente solo degli agricoltori che non vogliono adattarsi ad un mondo in evoluzione: da un alto, molti sistemi stanno entrando in Italia solo adesso, dopo essere stati a lungo provati all’estero; dall’altro, le imprese agricole italiane sono soprattutto di media grandezza, e faticano pertanto a trovare fondi da spendere in investimenti che, a fronte degli innegabili vantaggi, hanno comunque un costo sostenuto.
L’auspicio è quello che, in un futuro quanto più vicino possibile, questi costi possano essere abbattuti da forti finanziamenti statali a favore della qualità della produzione e dell’innovazione, insieme ad un radicale cambiamento culturale che dovrà partire dagli stessi agricoltori.
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