Nespolo: caratteristiche e metodi di coltivazione

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Conosci il nespolo? Sai come eseguire una buona coltivazione? Oggi parleremo delle caratteristiche del nespolo e di quale potrebbe essere il metodo migliore per coltivare questa pianta. Buona lettura.

Del Dott. Francesco Giannetti

nespolo

Il nespolo (Mespilus germanica, L. 1753)

Prima di vedere come coltivare il nespolo, vediamo innanzitutto quali sono le sue caratteristiche e le sue origini. Solo in questo modo potremo rispondere in modo adeguato alle sue necessità ambientali.

Il nespolo è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rosaceae, come la fragola, il pero, il pesco, il melo e altri. Non è un albero di grandi dimensioni, infatti riesce a raggiungere massimo 4-5 m di altezza. I suoi fiori sono bianchi e compaiono piuttosto tardi rispetto ad altre piante, di solito nel mese di maggio.

Il nespolo è una pianta antichissima. Quasi sicuramente è originario dell’areale caucasico e dell’Iran. Da studi recenti, sembra comunque che i primi nuclei siano comparsi anche in una zona che va dalla Turchia fino alla Grecia. Oggi è diffuso in tutta Europa come pianta spontanea nei boschi di latifoglie o come rinselvatichita negli incolti. Si diffuse nel nostro paese grazie ai Romani, i quali ne apprezzavano molto i frutti: le nespole.

Si possono trovare piante di nespolo anche in Asia, ma a tal proposito è bene fare attenzione a non confondere il nostro nespolo con il nespolo del Giappone, che in verità è totalmente un’altra specie.

Esigenze ambientali

Grazie anche alla sua fioritura tardiva, il nespolo è molto resistente ai freddi invernali. I ritorni di freddo e le gelate tardive, infatti, non lo trovano vulnerabile e quindi non lo colpiscono. Questo gli permette di poter essere coltivato anche a 1.000 m di altitudine.

È un albero che preferisce una posizione soleggiata, ma si adatta abbastanza bene anche alla penombra. La temperatura ideale per la sua crescita è compresa tra i 18 e i 22 °C, la massima tollerata è di 30 °C circa. Le uniche limitazioni per la sua coltivazione riguardano le zone molto ventose e quelle che durante l’estate hanno un clima caldo e secco.

Il terreno più adatto è fresco, ricco di sostanza organica e tendenzialmente neutro: il pH ottimale varia da 6,5 a 7,5. Cresce in modo stentato su terreni argillosi perché non tollera, se non per brevissimo tempo (massimo 2-3 giorni), il ristagno idrico che si verifica sulla superficie di questo tipo di suolo. In queste condizioni le radici arrestano la crescita e possono morire per asfissia, cioè per mancanza di ossigeno.

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Coltivazione

Prima che si effettui l’impianto del nespolo, il terreno deve essere lavorato con molta cura. Tra la metà di agosto e la fine di settembre si deve eseguire uno scasso ad una profondità almeno pari a quella che raggiungeranno le radici quando la pianta sarà adulta. Si consiglia di effettuare questa operazione preliminare a circa 70-90 cm di profondità. Prima di eseguire l’impianto in pieno campo, occorre effettuare un’erpicatura e una rullatura per sminuzzare le zolle e pareggiare la superficie.

Le piante nate da seme crescono molto lentamente. La raccolta delle nespole, in questo caso, può essere effettuata solo dopo 6-7 anni di vita della pianta. La germinabilità del seme è ridotta e per tale motivo si consiglia di impiegare semi di nespole non raccolte, ma giunte a maturazione completa sul ramo.

La sua propagazione, infatti, si realizza di solito per via vegetativa: si utilizzano delle talee, cioè delle porzioni di pianta legnose che hanno la capacità di sviluppare radici. Si tratta in pratica di singoli fusti dotati di pochi e corti rami, alti circa 1 m e di circa due anni di età, che hanno un apparato radicale con una ridotta espansione sia in ampiezza che in profondità e avvolto da un pane di terra.

Spesso si effettua anche l’innesto. L’impiego di piante innestate riduce certamente i tempi d’attesa per la fruttificazione ed aumenta la percentuale di efficienza e resa alla raccolta. Gli innesti possono essere eseguiti su diverse piante: pero, biancospino, sorbo, cotogno, azzeruolo. Il più rustico e indifferente al tipo di terreno è il biancospino, mentre il cotogno teme i terreni calcarei. Pero e sorbo daranno piante di maggiori dimensioni. I nespoli coltivati danno frutti di pezzatura maggiore e tasso di tannino più basso rispetto a quelli spontanei.

Raccolta

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A causa dell’alto contenuto di tannini nei frutti, le nespole non possono essere consumate subito dopo la raccolta. Infatti, necessitano del cosiddetto “ammezzimento”, una fermentazione di maturazione ottenuta deponendo i frutti all’interno di cassette di legno, ricoperte di paglia e poste in un locale fresco.

Le nespole devono essere consumate in breve tempo, perché il suddetto processo di fermentazione non si arresta e i frutti possono rapidamente degradarsi, fino a marcire. In seguito all’ammezzimento la polpa diventa bruna, molle, zuccherina, di consistenza pastosa, leggermente acida e sgradevole.

Anche la trasformazione è una pratica abbastanza seguita: con le nespole possono essere fatte marmellate, gelatine, salse e varie preparazioni culinarie. Vengono usate anche per la produzione di bevande alcoliche, quali brandy, liquori, schnaps. I frutti immaturi sono stati anche utilizzati per chiarificare vino e sidro. Con il tannino della corteccia, delle foglie e dei frutti immaturi si effettua la concia delle pelli. Il legno, di color bruno-giallognolo, è molto duro e viene utilizzato per lavori al tornio. Fornisce anche un ottimo carbone.

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Nespolo: caratteristiche e metodi di coltivazione ultima modifica: 2018-05-15T07:22:04+00:00 da Francesco Giannetti

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