Cavolaia: metodi di difesa e lotta integrata

Pieris brassicae

Insieme alle colture autunnali, arrivano inevitabilmente gli insetti che ne sono ghiotti. La Cavolaia (Pieris brassicae, L. 1758) è una problematica molto conosciuta agli occhi di coloro che coltivano cavolfiori, broccoli e verze.

Quali sono le cause della presenza della Cavolaia?

Dobbiamo innanzitutto sapere che la Cavolaia è un insetto appartenente all’Ordine dei Lepidotteri, lo stesso di cui fanno parte tutte le farfalle e le falene. Infatti la cavolaia è una farfalla, presente in tutto il nostro paese.

Non ci sono delle cause ambientali particolari affinché la cavolaia presenzi tra le nostre colture, se non quelle comuni un po’ a tutti gli insetti, cioè le alte temperature (soprattutto d’inverno) e l’aumento di anidride carbonica (inquinamento).

Ogni farfalla vive 3 fasi nella sua vita. Quando l’uovo si schiude, ne fuoriesce un piccolo bruco (detto più propriamente, larva) lungo circa 3-4 cm che, dopo un certo periodo, si costruisce attorno a sé una protezione diventando così crisalide (o pupa). Questa fase ha periodi variabili, come vedremo meglio tra poco, a seconda che essa avvenga a inizio estate oppure alla fine. il passaggio da crisalide a farfalla vera e propria viene detto “sfarfallamento“: con esso, la crisalide si schiude e ne esce fuori l’adulto, una farfalla di circa 5-6 cm di apertura alare, con ali bianche e qualche macchia nera.

Queste fasi hanno tempi più o meno lunghi, come detto, a seconda del periodo e delle condizioni ambientali in cui si verificano. Infatti la cavolaia passa l’inverno come crisalide, nascosta tra la corteccia degli alberi, tra l’erba alta, nel terreno, negli anfratti dei muri o negli angoli di edifici abbandonati.

Una volta giunta la primavera, compaiono gli adulti (farfalle) che si accoppiano. Le femmine depongono le uova nella pagina inferiore delle foglie delle colture migliori, cioè quelle colture che possono dare il miglior nutrimento alla larva quando questa fuoriesce dall’uovo. Queste farfalle vengono dette “di prima generazione”, perché quelle che verranno dopo avranno tempi di ciclo più brevi e potranno riprodursi in tempo prima della fine dell’estate e così quelli che li seguono, fino a un massimo di 3-4 volte (3-4 generazioni). Il numero di generazioni/anno non è preciso, dipende molto dalle condizioni ambientali e dalle risorse nutrizionali che trovano le larve.

Quali sono i danni da parte della cavolaia?

I danni compiuti dalla cavolaia si manifestano sulle foglie dei nostri ortaggi e sono dovuti solo al nutrimento delle larve: la larva si ciba più o meno di tutta la foglia, ad esclusione delle parti più dure, specialmente quelle dove ci sono le nervature più grandi.
Di solito il danno non è grave, anche perché in natura sono già presenti degli insetti antagonisti della cavolaia, come per esempio le api, le vespe, ecc.

Ma quali sono le colture più a rischio?

Le larve di cavolaia (Pieris brassicae) di solito attaccano tutte le piante orticole appartenenti alla famiglia delle Brassicacee, cioè cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cavolo verza, cavolo nero, cavolo rapa, cavolo cinese. Ma esiste anche una sua cugina, la cavolaia riconosciuta con il nome scientifico di Pieris rapae (detta cavolaia minore), le cui larve sono di colore verdastro ma i cui danni sono gli stessi. Questa attacca soprattutto il cavolo rapa, la rapa e le cime di rapa.

Quali sono le migliori strategie di difesa contro la Cavolaia?

La lotta alla cavolaia inizia d’inverno con una determinante prevenzione. Come è bene ricordare, uno sfalcio di inverno e una piccola aratura sono sempre simbolo di ottima gestione e buona conduzione della maggior parte delle colture agrarie, arboree, erbacee ed arbustive. Queste tecniche agronomiche, ormai in disuso, favoriscono l’eliminazione delle pupe già in inverno, prevenendone così la nascita degli adulti a primavera.

Per quanto riguarda la lotta vera e propria, è bene intervenire con una lotta guidata, cioè solo alla comparsa delle larve, e comunque integrata, quindi utilizzando vari metodi insieme.

Nel caso di agricoltura convenzionale, si può intervenire per via chimica con vari prodotti insetticidi venduti in commercio.

Per la lotta in agricoltura biologica, invece, gli insetticidi migliori sono senza dubbio quelli a base di Bacillus thuringiensis, un batterio presente in natura.
Altro metodo utile è lo Spinosad, spesso usato contro i Ditteri (vedi mosca dell’olivo) ma molto efficace anche contro i Lepidotteri, come appunto la cavolaia.

Un metodo preventivo, adottabile si in agricoltura biologica che biodinamica, potrebbe essere l’uso della Zeolite, un minerale che, sparso sulle foglie per mezzo della fertirrigazione, crea una patina protettiva a tutti quegli insetti, come la cavolaia, con apparato boccale pungente-succhiante o solo succhiante.

In agricoltura biodinamica si possono utilizzare, oltre alla Zeolite, anche gli antagonisti naturali della cavolaia, cioè quegli insetti che, in un modo o nell’altro, ne uccidono gli individui. Tra loro si ricordano il Trichogramma evanescens (uccide le uova), l’Apanteles glomeratus e il Phryxe vulgaris (uccidono le larve).

Per quanto riguarda invece gli insetticidi biotecnologici, finalizzati alla lotta contro la cavolaia in agricoltura biodinamica, sono molto efficaci il macerato d’ortica e il macerato di pomodoro.

Dott. Francesco Giannetti

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Cavolaia: metodi di difesa e lotta integrata ultima modifica: 2017-10-01T18:58:27+00:00 da Nicole

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