Albero di gelso: proprietà, coltivazione e resa di produzione

albero di gelso

Sapevi che oltre alle more di rovo, questo prelibato frutto selvatico può crescere anche su un albero? Oggi vogliamo parlarvi dell’albero di gelso e di come può essere eseguita una buona coltivazione per ottenere buone rese.

Del Dott. Francesco Giannetti

albero di gelso

Albero di gelso (Morus alba, M. nigra, L. 1756)

Per capire quali sono le esigenze ambientali di una coltura è bene partire dal conoscere la pianta e le sue origini. L’albero di gelso, infatti, secondo la classificazione botanica appartiene al genere Morus. Questo genere di piante si trova sotto la famiglia delle Moraceae, come il fico (anche se questo, però, fa parte del genere Ficus). Se pur i suoi frutti somigliano molto alle conosciutissime more di rovo, in realtà l’albero di gelso non è un parente di questo arbusto. Il rovo, infatti, appartiene al genere Rubus, sotto la famiglia delle Rosaceae, come melo, pesco, pero, ciliegio, susino, mandorlo, fragola e tanti altri. Il nome scientifico “Morus” si riferisce alla parola latina che vuole dire “moro”, “nero”, cioè al colore dei frutti di alcune specie.

L’albero di gelso è originario probabilmente dell’Asia ma è diffuso anche, come pianta selvatica, in Africa e in Nord America. Le principali specie conosciute in Italia e con cui vengono prodotte le more sono il gelso bianco (Morus alba) e il gelso nero (Morus nigra). Le altre specie non sono di particolare interesse agricolo e commerciale e per lo più sono diffuse in altri paesi del mondo.

Albero di gelso bianco

albero di gelso

Il gelso bianco è originario dell’Asia centrale e orientale. È un albero di medio-grandi misure, abbastanza possente, infatti può arrivare fino a 15 m di altezza. I suoi frutti non sono molto apprezzati in quanto hanno un sapore sgradito e venivano addirittura considerati lassativi. Infatti è stato importato in Europa (nel 1400) per altri scopi, cioè per utilizzare le sue foglie come alimento base del baco da seta, il quale ne è molto ghiotto. Ecco che quindi, in Italia, la sua coltivazione è (o meglio, era) eseguita prevalentemente in quelle zone in cui si sosteneva anche un’attività di bachicoltura. Essendo questa realtà quasi scomparsa a partire dagli anni ‘50, la coltivazione del gelso bianco ne segue il triste destino.

albero di gelso

Altri scopi secondari per cui è stato importato e coltivato per lungo tempo in molti paesi d’Europa, sono:

  • Ornamento di parchi e giardini
  • Legname facilmente lavorabile
  • Buona legna da ardere
  • Pertiche flessibili
  • Vimini per la fabbricazione di cesti
  • Alimentazione del bestiame domestico (foglie), specialmente in quelle zone dove le erbe spontanee scarseggiano in estate (Sud Italia)

Il suo accrescimento è abbastanza rapido e può essere definito un albero a lunga vita, dato il fatto che può arrivare anche ad un’età secolare. La sua corteccia ha un colore giallo-grigio ed è cosparsa di numerose lenticelle giallo-biancastre nelle piante giovani, brune nelle piante più anziane. Il suo legno è duro, compatto, resistente e robusto, ottimo come combustibile e per piccoli lavori d’intarsio.

I suoi fiori, raccolti in infiorescenze, sono unisessuali, di rado ermafroditi. I fiori maschili e quelli femminili possono trovarsi sia sulla stessa pianta (pianta monoica) sia su piante diverse (pianta dioica). I fiori compaiono in primavera, in particolare da aprile a maggio. Hanno un colore verde-rosso, tanto che visti da lontano possono sembrare dei lamponi.

Albero di gelso nero

albero di gelso

Il gelso nero è molto simile a quello bianco descritto finora. È originario dell’Asia minore e dell’Iran. Anch’esso è stato introdotto in Europa nel 1500, probabilmente per lo stesso motivo e gli stessi scopi del gelso bianco, cioè quello di utilizzare le sue foglie come alimento del baco da seta. Rispetto al bianco, il gelso nero ha foglie più piccole e resiste al freddo con più difficoltà. Per tale motivo, infatti, la sua coltivazione di solito non viene eseguita oltre i 700 m di altitudine.

I suoi frutti, definiti botanicamente come “falsi frutti”, in quanto sono delle infruttescenze (dette sorosio), somigliano molto a dei piccoli lamponi e a delle more di rovo, ma sono più allungati. Inoltre, sono molto più dolci di quelli del gelso bianco e per questo vengono più apprezzati dal punto di vista culinario. Ad oggi, i suoi frutti costituiscono l’obiettivo principale della coltivazione dell’albero di gelso bianco. Altro scopo d’impianto rimane comunque quello di pianta ornamentale.

Esigenze ambientali

L’albero si gelso è una pianta molto rustica e che quindi si adatta a molti tipi di ambienti. Il terreno su cui coltivarlo deve essere preparato in modo adeguato. Prima di eseguire l’impianto, infatti, occorre effettuare un’erpicatura e una rullatura, in modo da sminuzzare le zolle e pareggiare la superficie.

Anche se riesce a crescere su qualsiasi tipo di terreno, quello più adatto è fresco, ricco di sostanza organica e tendenzialmente neutro: il pH ottimale varia da 6,5 a 7,5. Il pero cresce in modo stentato su terreni argillosi perché non tollera, se non per brevissimo tempo (massimo 2-3 giorni), il ristagno idrico che si verifica sulla superficie di questo tipo di suolo. In queste condizioni le radici arrestano la crescita e possono morire per asfissia, cioè per mancanza di ossigeno.

La temperatura ideale per la sua crescita è compresa tra i 18 e i 22 °C, la massima tollerata è di 30 °C circa. In inverno la pianta sopporta bene il freddo: sopravvivere fino a -15 °C senza subire danni, perché perde le foglie ed entra in uno stadio di riposo vegetativo. Per tale motivo, può essere coltivata anche in montagna fino a 700 m di altitudine. Le uniche limitazioni per la sua coltivazione riguardano le zone molto ventose e quelle che durante l’estate hanno un clima caldo e secco.

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Coltivazione

La coltivazione dell’albero di gelso, un tempo molto comune anche in Pianura Padania (lungo i canali e i fossi), può essere praticata senza un particolare sesto d’impianto. Come tipologia di allevamento, infatti, si presta al ceduo (raramente, con una durata economica di 15 anni circa) e alla fustaia (la più diffusa, con una durata di circa 60-100 anni).

Per l’allevamento a ceduo si devono formare dei cespugli e si praticheranno tagli rasenti terra ogni anno (in tarda primavera), non appena i polloni nati dalla ceppaia hanno raggiunto altezze adeguate e fogliame abbondante.

Per la fustaia, invece, sarà necessaria un’impalcatura dei rami alta e aperta (utile a favorire lo sviluppo di una densa e ricca chioma) e la pratica di due defogliazioni. La prima defogliazione dovrà essere eseguita in primavera, verso marzo-aprile. La seconda deve essere effettuata in autunno, in modo da non debilitare troppo la pianta.

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Albero di gelso: proprietà, coltivazione e resa di produzione ultima modifica: 2018-05-14T06:56:58+00:00 da Francesco Giannetti

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