Malattie della vite, l’escoriosi e tutte le altre minacce

Malattie della vite escoriosi

Le malattie della vite, escoriosi inclusa, sono un argomento molto delicato da trattare, in ogni senso.

Le patologie che compromettono la salute delle colture, e di conseguenza la resa dei raccolti, possono essere provocate da funghi, batteri o virus.

Prima di entrare nello specifico, però, è doveroso ribadire che dedicare tempo e risorse alla prevenzione è il metodo migliore per avere raccolti ricchi e sani senza abusare di prodotti fitosanitari, dei quali si dovrebbe far ricorso solo nei casi di vera necessità, adeguandosi rigorosamente alle indicazioni date dalle aziende produttrici.

Indice

Malattie della vite, l’escoriosi e tutte le altre problematiche

La vite è una pianta molto delicata

La vite è una pianta molto delicata e va perennemente curata e preservata

Gran parte delle malattie della vite sono di natura fungina, quindi provocate da funghi nocivi.

Per fare in modo che queste patologie non colpiscano la coltura è essenziale eseguire trattamenti di rame, materiale in grado di uccidere i famigerati miceti. Trattandosi però di un metallo pesante, è sempre consigliato non farne un uso eccessivo.

Malattie della vite, l’escoriosi: sintomi e trattamento

Tra le patologie fungine più pericolose per i vigneti, l’escoriosi, o necrosi corticale, è una malattia crittogamica causata da Phomopsis Viticola che può provocare la morte delle gemme, aborti floreali e, in seguito, caduta delle foglie.

Colpisce la vite soprattutto nelle zone dal clima umido e fresco caratterizzate da intense piogge primaverili.

Fino a pochi anni fa, questa patologia andava ad attaccare principalmente i vigneti del nord Italia, ma ormai, purtroppo, si è sviluppata in tutto il paese.

I sintomi dell’escoriosi si possono notare già durante le potature invernali. In questo periodo dell’anno, infatti, i tralci colpiti appaiono sbiaditi, di un colore grigio chiaro, e la corteccia è segnata da un gran numero di picnidi neri, dei piccoli corpi fruttiferi asessuati causati dall’attacco del fungo.

Le infezioni cominciano in primavera, quando attorno a tranci di uno o due anni si possono notare, disposte longitudinalmente, alcune aree marroni che circondano macchie più chiare.

Sulle foglie, invece, appaiono delle chiazze clorotiche circolari, nere nel centro, che invadono le nervature e la base del lembo. Più l’assalto del fungo è forte, più le foglie seccano e cadono, mentre gli acini cominciano ad appassire.

Alcune macchie dello stesso tipo, durante la stagione estiva, possono comparire anche sui rachidi e sui germogli. Allargandosi, queste chiazze si trasformano presto in necrosi, e vanno a invadere gli internodi.

Le gemme prendono un colore bruno, e i famigerati picnidi cominciano ad apparire anche sui meritalli e sull’epidermide, disposti in cerchi concentrici. Gli acini dei grappoli infetti assumono un colore violaceo.

Le viti colpite, già durante l’estate, si indeboliscono e tendono a bloccare la produzione. Alcune parti della pianta, o interi ceppi, possono addirittura morire.

Ma è proprio nella stagione più calda che l’attività del fungo diminuisce in maniera drastica. Le infezioni del Phomopsis Viticola invadono la vite principalmente durante la fase vegetativa, quando i germogli misurano tra i 3 e i 10cm, per poi irradiarsi in tutta la pianta in primavera.

Come si cura l’escoriosi?

Un coltivatore, ad ogni modo, può far ricorso a una serie di misure agronomiche in grado di prevenire e combattere i disastrosi effetti dell’escoriosi.

Durante la fase di impianto, è consigliabile utilizzare materiale sano e esente da plasmopara viticola, un patogeno policiclico che può causare un’altra pericolosissima patologia: la peronospora della vite.

È poi saggio, per evitare un eccessivo rigoglio durante la fase vegetativa, non esagerare con le concimazioni azotate. Ricoprire le incisioni di potatura con mastice cicatrizzante e fungicida, infine, salvaguarda il raccolto.

Quando, invece, l’escoriosi ha già colpito la pianta, il coltivatore deve ricostruire, o nei casi più estremi sostituire, i ceppi infettati, poi potare le piante malate con estrema attenzione, per eliminare le parti legnose contaminate. Sarebbe poi una mossa fatale interrare o trinciare gli scarti della potatura, meglio bruciarli o differenziarli.