La protesta dei pastori sardi: ecco cosa vogliono

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Durante questa settimana, ve ne sarete accorti, la protesta dei pastori sardi ha acquistato forza e visibilità.

Ma cosa sta succedendo e, soprattutto, perché sta succedendo?

Cosa sta spingendo gli allevatori sardi a riversare per strada litri e litri di latte di pecora?

In questo articolo cercheremo di fare chiarezza e di raccontare, anche tramite le parole dei diretti interessati, quello che sta succedendo in Sardegna.

Settore ovicaprino sardo: qualche numero

L’economia della Sardegna è ancora fortemente basata sul settore ovicaprino. Ecco qualche numero:

  • le imprese agricole registrate sono 12mila
  • vengono allevate circa 3milioni di pecore
  • nel biennio 2015-2017 in Sardegna sono stati prodotti oltre 650milioni di litri di latte
  • il 60% del latte prodotto è destinato alla produzione del Pecorino Romano Dop
  • esistono 35 cooperative che gestiscono i caseifici

Il latte sardo viene utilizzato per la produzione del Pecorino Romano Dop, del Pecorino Sardo Dop, del Fior Fiore Sardo.

Per produrre un chilo di pecorino sono necessari sei litri di latte. Per capire il perché delle proteste, vediamo quanto viene pagato, ai pastori, un litro di latte:

  • nel 2016 un litro di latte veniva pagato 1,20 euro
  • nel 2017 un litro di latte veniva pagato 85 centesimi
  • oggi un litro di latte viene pagato 60 centesimi

Le ragioni della protesta

Il Pecorino Romano Dop, come abbiamo visto, viene prodotto usando soprattutto il latte proveniente dagli allevamenti sardi. E il prezzo del latte è legato a doppio filo proprio con la produzione e la vendita di questo prodotto. Negli ultimi anni il formaggio laziale è stato protagonista di una grande espansione nel mercato agro-alimentare non solo italiano, ma anche estero, soprattutto negli Stati Uniti. Questo formaggio in particolare, infatti, veniva venduto anche a 8 euro al chilo, cifra che permetteva di comprare la materia prima, cioè il latte dai pastori, ad almeno 85 centesimi per ogni litro.

Nel 2018, però, la fortuna del Pecorino Romano ha subito una botta d’arresto: gli ultimi dati disponibili lo vedevano venduto a 5,40 euro al chilo.

Per capire le ragioni della protesta, dobbiamo tenere presente che esistono delle quote annue di produzione del formaggio, fissate proprio per cercare di evitare grosse oscillazioni di prezzo, pari a 280mila quintali di prodotto. Nell’ultimo anno, invece, ne sono stati prodotti 340mila quintali.

Questa sovrabbondanza di produzione si è scontrata con un calo significativo delle esportazioni di Pecorino Romano Dop negli Stati Uniti, in cui il formaggio è stato venduto a un prezzo nettamente inferiore.

Inoltre, i caseifici, potendo ora contare sulle scorte derivanti dalla sovraproduzione hanno diminuito gli acquisti di materia prima, ovvero del latte prodotto dai pastori. Non solo: la multa per chi invade il mercato con un prodotto che il mercato stesso non riesce ad assorbire è irrisoria, pari a 0,016 centesimi al chilo.

Tutto questo ha portato a una spirale al ribasso dei prezzi e dei costi, facendo sprofondare i listini del latte di pecora e gettando nella disperazione chi quel latte lo produce e che, con i 0,60 centesimi guadagnati per ogni litro, non riesce a rientrare nei costi di produzione (il foraggio, l’elettricità, la pulizia delle stalle, la cura dei capi di bestiame, le spese veterinarie etc.).

Nel tentativo di venire a capo di questa situazione, ci sono diverse cose che si potrebbero fare:

  • fissare una penalità di almeno 1euro per ogni chilo di formaggio in eccedenza
  • rivalutare il ruolo del Pecorino con una promozione che coinvolga tutti i formaggi Dop prodotti con il latte sardo
  • fissare un prezzo minimo di vendita di 7 euro per ogni chilo di formaggio, in modo che il prezzo del latte non scenda più sotto i 70 centesimi al litro

Intanto, il ministero dell’Agricoltura ha istituito un Organismo interprofessionale sul latte ovino sardo.

La parola ai pastori

In questa settimana abbiamo visto i pastori sardi impegnati in proteste molto forti e incisive: hanno inondato le autostrade di litri di latte, ma hanno anche regalato sia del latte sia altri prodotti caseari ai cittadini; hanno manifestato davanti al campo di allenamento della squadra di calcio del Cagliari e davanti ai caseifici; hanno bloccato la principale arteria sarda, la Statale 131; hanno coinvolti interi comuni, scuole e associazioni studentesche nella loro battaglia.

Abbiamo raggiunto uno dei pastori coinvolti per fargli una piccola intervista. Ecco quello che ci ha raccontato Matteo Musio.

Come sta andando la vostra “rivoluzione”?

La nostra rivoluzione sta andando bene perché l’intento di attirare l’attenzione per poter esprimere il nostro pensiero è stata raggiunta. Ma vorrei precisare che questa rivoluzione io la intendo non solo come solidarietà e vicinanza ai colleghi pastori sardi, ma in senso lato come una rivoluzione di tutti i lavoratori d’Italia che vedono calpestati dal sistema il proprio lavoro e la propria dignità.

Cosa chiedete precisamente agli organi istituzionali e di governo?

Quando riusciremo ad arrivare al tavolo delle contrattazioni con gli organi di governo chiederemo che venga giustamente riconosciuto il valore dei nostri prodotti e che venga garantito un prezzo minimo di vendita che non vada al di sotto dei costi di produzione. Chiediamo inoltre che venga regolamentato l’import non solo a garanzia della stabilità del prezzo, ma anche a tutela anche a dei consumatori. Questo perché oggi non c’è ancora alcuna sicurezza sulla tracciabilità del Made in Italy. In ultimo, chiederemo di far parte in maniera attiva e diretta alle future decisioni che riguardano tutto il nostro comparto.

Perché il latte viene pagato così poco?

Il latte viene pagato poco a causa di una scarsa organizzazione da parte dei conferitori, a fronte invece di una molto più strutturata coesione dei trasformatori e del resto della filiera, da sempre avallati e spalleggiati dalla politica e da tutte quelle organizzazioni che si sono proclamate a tutela dei produttori.

Quale sarebbe secondo voi la soluzione più giusta a questi problemi?

Ci sarebbe bisogno di una associazione di rappresentanza che si faccia portavoce dei nostri problemi e delle nostre esigenze, ma in concreto penso che questo sistema perderebbe di efficacia perché questi rappresentanti verrebbero poi manipolati e usati per raggiungere gli obiettivi dei burocrati e non quelli di chi rappresentano.

Quali sono i vostri prossimi programmi?

Stiamo organizzando altre manifestazioni e tenendo sempre attiva la protesta anche se sembra che lo scopo sia stato raggiunto. L’obiettivo infatti era quello di arrivare a un dialogo diretto con le istituzioni.

Il vostro messaggio è stato accolto da molti pastori di tutta Italia, ma anche di altri settori, come quello bovino da latte e gli agricoltori in generale. Secondo lei non sarebbe arrivato il momento di unirsi tutti, consumatori compresi, per far rispettare i diritti dei produttori e puntare di più sui prodotti italiani anche a livello europeo?

Il problema del latte e dei prodotti dell’allevamento ovi-caprino può essere esteso a moltissimi altri prodotti dell’agricoltura e della zootecnia italiana, così come a moltissimi altri ambiti del Made in Italy. Spero che questi sacrifici e questi disagi siano serviti anche per creare un format per arrivare a soluzioni anche in altri settori.

Mi auguro che si riescano a risolvere questi problemi in maniera più civile, ma arrivati a questo punto spero si capisca che le persone sono esasperate. È arrivato il momento che i diritti di tutti vengano rispettati senza arrivare a azioni incivili come queste.

Noi Siamo Agricoltura e quindi #noistiamoconipastori

 

 

La protesta dei pastori sardi: ecco cosa vogliono ultima modifica: 2019-02-13T17:43:00+00:00 da Giulia Corrias

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