5 frutti dimenticati da riscoprire: sapori antichi da gustare al meglio

frutti dimenticati

Probabilmente sulle nostre tavole alcuni frutti non sono mai arrivati, eppure nel passato sono stati delle vere e proprie chicche di salute e di gusto molto amate dai nostri nonni.

Questi frutti dimenticati non sono, tuttavia, scomparsi dalla natura: la loro coltivazione si è ridotta, ma continuano ad esistere, se non nei campi agricoli, quantomeno in forma spontanea.

Perché, allora, non andare alla ricerca di questi 5 frutti dimenticati da riscoprire per aggiungere un tocco di novità ai nostri pasti?

Ecco la nostra classifica con i 5 frutti dimenticati da riscoprire assolutamente.

Sorbo

sorbo

Nell’Europa meridionale è ancora diffuso, soprattutto per scopi ornamentali, l’albero del sorbo (Sorbus, L.), un piccolo frutto simile a delle piccole pere.

Non vanno consumati appena raccolti, bensì devono essere fatte fermentare. Appena colti, infatti, hanno un sapore molto aspro, riconosciuto persino da Dante Aligheri nell’Inferno della Divina Commedia.

Forse non lo sappiamo, ma probabilmente lo abbiamo già consumato nella nostra vita: in erboristeria viene utilizzato per regolare l’intestino grazie all’azione dei flavonoidi e dei tannini, che nel sorbo trovano un’alta concentrazione.

Corniole

corniolo

Se vi capita di vedere delle olive gialle, è molto probabile che vi troviate di fronte ad un albero di corniole (Cornus mas, L.).

Le corniole, frutto tipicamente estivo, hanno infatti una forma molto simile a quelle delle olive, ma a differenza di queste ultime sono molto dolci e zuccherine.

In piena maturazione diventano di color vinaccia, e vengono raccolte in estate per essere utilizzate come dissetante o per preparare marmellate e conserve.

Le corniole hanno una forte azione astringente utile per il corpo umano sia a livello articolare che a livello cutaneo.

La polpa viene infatti impiegata a livello cosmetico per la produzione di tonici e creme astringenti per pelli grasse.

Giuggiole

giuggiole

Per chi crede che il “brodo di giuggiole” sia fatto di lumache… sì, questo è un errore!

Le giuggiole (Ziziphus jujuba, Mill.) del famoso detto sono dei frutti che nascono in montagna, da un albero molto resistente al freddo.

Le giuggiole raggiungono la piena maturazione in estate, quando la buccia diventa di un rosso molto intenso.

Il sapore dolciastro è dato proprio dalla buccia: per questo il brodo di giuggiole si prepara direttamente con il frutto intero.

Il frutto si può consumare sia fresco che appena raggrinzito, senza perdere il sapore originale.

Corbezzolo

corbezzolo

Si sente sempre nominare, ma è molto raro da trovare al supermercato o presso il fruttivendolo di fiducia.

Il corbezzolo (Arbutus Unedo L., 1753) è il frutto di un sempreverde dai fiorellini bianchi a campanella. La bacca ha un colore rosso vivo e una polpa molto dolce.

Lo si usa per la preparazione culinaria di aceto e marmellate. Anticamente era usato per contrastare la febbre e i disturbi intestinali.

E’ inoltre molto diffuso come liquore, dopo attenta macerazione, nelle Marche e in Corsica.

Olivello spinoso

olivello spinoso

E’ probabilmente uno dei frutti più difficili da reperire, quantomeno in Europa: l’olivello spinoso, di origine asiatica, è ancora molto diffuso fra la Cina e la Russia, e porta con sé forti connotazioni storiche.

Si racconta, infatti, che proprio i russi fornirono il miele delle bacche di olivello spinoso ai cosmonauti che partirono alla scoperta dello spazio.

La tradizione dell’olivello risale in realtà a tempi più antichi. In Grecia veniva utilizzato come snack per i cavalli, poiché la presenza di vitamina C stimolava la crescita e la lucentezza de pelo dell’animale.

La presenza di vitamina C si rivela utile per gli uomini contro stati influenzali e per la sua proprietà antiossidante.

5 frutti dimenticati da riscoprire: sapori antichi da gustare al meglio ultima modifica: 2018-11-08T11:40:58+00:00 da Simona Ruisi

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