Peste suina africana in Europa: il punto della situazione

Peste suina africana in Europa

La peste suina africana (PSA) è una malattia particolarmente contagiosa, causata da un virus della famiglia Asfaviridae (genere Asfivirus) che può colpire tutti i suini (sia maiali che cinghiali) che vi entrano in contatto e che, fortunatamente, non è trasmissibile all’uomo.

In questo articolo analizzeremo insieme qual è l’attuale stato della peste suina africana in Europa e cercheremo di capire come proteggere il nostro bestiame da questa devastante malattia.

Come è arrivata la peste suina africana in Europa?

Come si intuisce dal nome, questa particolare varietà di peste suina proviene dall’Africa: il primo caso di PSA, infatti, viene diagnosticato in Kenia nel 1930.

La sua diffusione nel vecchio continente pare sia iniziata dal Portogallo nella seconda metà degli anni 50 dove, sfortunatamente, è presente lo stesso tipo di zecca che trasmette la malattia in Africa, la Ornitodoros.

Questo ha effettivamente aiutato il virus a diffondersi.

Peste suina africana in Europa

Europa continentale: una cartina per capire lo spostamento della PSA

In Italia la peste suina africana arriva nel 1967 attraverso dei rifiuti alimentari trasportati per via aerea.

Al momento, nella nostra nazione la PSA è stata debellata e l’unica regione in cui persiste è la Sardegna, dove viene considerata una malattia endemica: le caratteristiche del territorio e del tipo di allevamento, purtroppo, hanno contribuito alla creazione di questa situazione che, seppur non ideale, può essere tenuta sotto controllo.

PSA: il pericolo è dietro l’angolo

Trasmissione e diffusione della peste suina africana

Come abbiamo specificato sopra, la peste suina africana è un virus che colpisce principalmente i maiali domestici e i cinghiali selvatici.

Dato che si tratta di una malattia molto aggressiva e che non esiste un vaccino per proteggere gli animali, capire come si diffonde e trasmette la PSA è essenziale per fare della buona prevenzione.

Peste suina africana in Europa

Pascoli non protetti: ecco come la PSA si diffonde in Europa

In genere, il contagio della malattia può avvenire in modo diretto o indiretto:

  • contatto con animali infetti, compreso il contatto tra suini che pascolano all’aperto e cinghiali selvatici
  • ingestione di carni o prodotti a base di carne di animali infetti: scarti di cucina, brodo a base di rifiuti alimentari e carne di cinghiale selvatico infetta (comprese le frattaglie)
  • contatto con qualsiasi oggetto contaminato dal virus, come abbigliamento, veicoli e altre attrezzature
  • morsi di zecche infette

Ripercorriamo la situazione della PSA in Europa

Negli ultimi anni la PSA ha avuto una clamorosa diffusione in Africa cosa che non ha fatto che aumentare le possibilità che la malattia si diffondesse in Europa.

Così è stato ed è dal 2007 che il nostro continente si ritrova a combattere un virus che pensava di aver sconfitto una volta per tutte, ripartendo dalla regione del Caucaso.

I primi nuovi casi di peste suina si presentano in Armenia, Azerbaigian e Russia in zone vicine a grandi porti internazionali e, da casi strettamente locali, assumono tutta un’altra dimensione quando nel 2011 il virus riesce ad avvicinarsi geograficamente a paesi facenti parte dell’Unione Europea.

Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia iniziano a registrare casi di PSA soprattutto su cinghiali selvatici e in minor misura su maiali domestici; dal Baltico il virus si sposta a sud, in nazioni come l’Ucraina e la Moldavia per poi arrivare in Slovacchia, Ungheria e Romania dove gli allevamenti sono di tipo estensivo e quindi di difficile monitoraggio.

Quali sono le cause?

Questa veloce diffusione della PSA in Europa e in particolare negli stati del nord, potrebbe essere attribuita a 3 fattori:

  • Alta presenza di cinghiali
  • Diffusione della malattia attraverso cinghiali infetti
  • Allevamenti con insufficienti misure di bio-sicurezza in zone con elevata densità di cinghiali: sistemi basilari come le recinzioni sono assenti in moltissimi allevamenti intensivi o estensivi

I cinghiali & la PSA

Quando si fa un’analisi della diffusione del virus della peste suina africana in Europa è impossibile non tenere in considerazione il fattore cinghiale, poiché la loro diffusione è parte importante della proliferazione della malattia.

I cinghiali, infatti, sono animali selvatici e, come tali, non è possibile effettuare azioni di monitoraggio e/o prevenzione per evitare che entrino in contatto con il virus.

 

Peste suina africana in Europa

I cinghiali sono i principali untori quando parliamo di peste suina africana

Le misure di sicurezza applicate sulla popolazione di cinghiali sono state varie (dalla caccia alle femmine alla collaborazione con i cacciatori per lo spostamento e lo smaltimento dei cadaveri dei cinghiali il cui sangue potrebbe essere infetto).

Se affrontare la PSA era una sfida quando il numero di cinghiali in Europa era inferiore, ora che si sono triplicati la faccenda si fa molto più seria: in alcune regioni, per esempio, i cinghiali si sovrappongono agli allevamenti al pascolo di maiali e questo crea discreti problemi di gestione quando il virus si presenta in un esemplare.

Prendendo come esempio l’Italia, qualora si presentasse anche un solo caso di PSA in un allevamento della così detta food valley emiliana, questo taglierebbe le gambe a un settore da miliardi di euro.

Come evitare che la PSA si diffonda a macchia d’olio in Europa?

Molte delle nazioni colpite dalla peste suina africana, come la Romania e la Danimarca, hanno pensato di risolvere il problema attraverso la creazione di mura di recinzione che non permettessero il passaggio agli animali selvatici.

Queste misure, purtroppo, sono tutt’altro che efficaci ed è proprio la storia del virus a insegnarcelo: questa malattia può viaggiare sì sui cinghiali, ma anche per vie aeree attraverso materiali contaminati o attraverso l’uomo (che fa solo da tramite senza accusare alcun sintomo).

Peste suina africana in Europa

Prevenzione: il metodo migliore per salvaguardare i propri allevamenti

Le barriere fisiche, in poche parole, non servono a niente, ma vanno implementate sia la conoscenza della malattia stessa sia la reattività nel prendersi cura degli animali infetti.

Parliamo quindi di:

  • Maggiore formazione per riconoscere la malattia nei suini e nei cinghiali
  • Piani di controllo/prevenzione basati sugli attuali fattori di rischio
  • Maggiore consapevolezza da parte di veterinari, allevatori e cacciatori
  • Miglioramento della bio-sicurezza negli allevamenti estensivi dove le possibilità di contatto tra suini domestici e cinghiali sono maggiori
  • Piani di controllo dei cinghiali

Consapevolezza, collaborazione e controllo: ecco le 3 C per combattere efficacemente una malattia che può davvero mettere in ginocchio una grande fetta del settore primario europeo e mondiale.

Peste suina africana in Europa: il punto della situazione ultima modifica: 2018-09-10T15:30:58+00:00 da Giulia Corrias

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