La semina del mais è una di quelle operazioni agricole che richiedono attenzione, tempismo e una buona pianificazione. Saper scegliere il momento giusto, il tipo di varietà e la tecnica più adatta alla propria azienda agricola può fare davvero la differenza tra una stagione produttiva e una costellata di problemi. Ma quando si semina il mais? E come si prepara il campo affinché possa accogliere al meglio i semi? In questa guida, ti accompagno passo passo tra i fattori decisivi per una semina efficace e sostenibile.
Indice
Quando seminare il mais: periodo ideale e condizioni climatiche

In Italia, la finestra temporale per la semina del mais si apre generalmente tra la seconda metà di marzo e si chiude entro la fine di aprile. Questa, però, è solo un’indicazione di massima. Ogni zona agricola ha le sue specificità, e il fattore più importante da valutare è la temperatura del terreno. Perché la germinazione del mais avvenga in modo ottimale, il suolo deve aver raggiunto almeno i 10-12 gradi costanti a una profondità di 4-5 centimetri.
Seminare troppo presto, magari perché si ha fretta di anticipare i lavori o si teme la siccità estiva, può essere rischioso: il terreno freddo rallenta la germinazione e può esporre i semi a malattie fungine o a marciumi. Allo stesso modo, aspettare troppo a lungo può significare far coincidere la fase di fioritura con i periodi più caldi e siccitosi dell’anno, mettendo a rischio la produttività della pianta.
Nel Centro-Nord, la semina si concentra generalmente tra fine marzo e metà aprile. Al Sud, invece, dove il clima è più mite, si può anticipare anche alla prima metà di marzo. In ogni caso, è fondamentale monitorare il meteo e la temperatura del suolo: la tecnologia ci viene in aiuto con sensori e centraline in grado di darci dati precisi in tempo reale.
Come preparare il terreno per la semina del mais
Un buon raccolto di masi comincia da un terreno ben lavorato. Il mais, per svilupparsi correttamente, ha bisogno di un letto di semina soffice, ben drenato e ricco di sostanza organica. Idealmente, il pH dovrebbe situarsi tra 6 e 7, quindi leggermente acido o neutro.
In genere, nei mesi autunnali si procede con un’aratura profonda, utile per rompere eventuali compattazioni e per favorire la mineralizzazione dei residui colturali. In primavera, invece, si effettuano lavorazioni più superficiali, che servono a livellare il campo e affinare il letto di semina. La profondità di lavorazione dipende molto dalle caratteristiche del suolo e dalla presenza di residui della coltura precedente. L’obiettivo è quello di creare un ambiente uniforme, che favorisca un’emergenza rapida e omogenea delle piantine.
Negli ultimi anni, molte aziende agricole stanno adottando sistemi di minima lavorazione o semina su sodo, soprattutto in ottica di agricoltura conservativa. Queste tecniche permettono di preservare la struttura del suolo, ridurre l’erosione e migliorare la capacità di trattenere acqua e nutrienti. Tuttavia, richiedono una pianificazione attenta e l’utilizzo di macchinari specifici.
Profondità e densità di semina: trovare il giusto equilibrio
Una delle domande più frequenti è: quanto profondamente va seminato il mais? In genere, si colloca il seme a una profondità compresa tra i 3 e i 5 centimetri. Semine troppo superficiali possono esporre i semi agli uccelli o all’essiccazione, mentre semine troppo profonde possono ritardare l’emergenza e ridurre la vigoria iniziale.
La distanza tra le file dipende soprattutto dal tipo di seminatrice utilizzata, ma in media si attesta intorno ai 70-75 centimetri. La densità di semina, invece, cambia a seconda della varietà scelta, del tipo di terreno e della destinazione del mais (granella o insilato). Per il mais da granella si può partire da 70.000 piante per ettaro, arrivando anche a 90.000 in caso di varietà molto produttive o terreni fertili. Per l’insilato, si può spingere un po’ oltre, visto che l’interesse è più sulla massa verde prodotta che sui chicchi.
L’uso di seminatrici di precisione permette oggi di controllare con estrema accuratezza profondità, spaziatura e quantità di seme, riducendo gli sprechi e garantendo una distribuzione omogenea.
La scelta della varietà: un punto chiave per la resa

Non tutte le varietà di mais sono uguali, e la scelta dipende da numerosi fattori: il clima della zona, la disponibilità di acqua, la struttura del terreno e, ovviamente, la destinazione del raccolto. Esistono ibridi a ciclo breve, medio o lungo, ciascuno con esigenze diverse e adattabilità specifica.
Chi punta alla produzione di granella cercherà varietà con alta resa, resistenza alle malattie fungine e buona tolleranza allo stress idrico. Chi invece coltiva per l’insilato avrà bisogno di piante robuste, con un buon apparato fogliare e un contenuto elevato di sostanza secca. In ogni caso, affidarsi ai dati delle prove agronomiche locali è sempre una scelta saggia: conoscere il comportamento di una varietà nella propria zona è il primo passo verso una coltivazione di successo.
Concimazione e gestione della fertilità
Il mais è una coltura esigente in termini di nutrienti, soprattutto di azoto. Una concimazione bilanciata e distribuita nei momenti giusti può fare la differenza. Solitamente, una parte dell’azoto viene apportata al momento della semina, ma è consigliabile suddividerlo in più somministrazioni durante il ciclo della pianta, per massimizzarne l’efficienza e ridurre le perdite per lisciviazione.
Il fosforo gioca un ruolo chiave nelle fasi iniziali dello sviluppo radicale, mentre il potassio contribuisce alla formazione della granella e alla resistenza agli stress. È fondamentale partire da un’analisi del terreno, in modo da calibrare con precisione le dosi e scegliere la formula più adatta, che può variare da fertilizzanti organici come letame o digestato, fino a formulati minerali specifici.
Anche la sostanza organica ha un ruolo cruciale: migliora la struttura del suolo, aumenta la capacità di trattenere acqua e nutrienti e stimola l’attività microbiologica. Una corretta rotazione colturale e l’impiego di cover crop possono contribuire a mantenere viva la fertilità nel lungo periodo.
Irrigazione e gestione dello stress idrico
Il mais è una pianta che soffre in caso di siccità, soprattutto durante la fioritura e la fase di riempimento della granella. In assenza di piogge, è importante intervenire con irrigazioni mirate nei momenti più critici, evitando però ristagni idrici o eccessi che possono compromettere l’apparato radicale.
In molte zone d’Italia, l’irrigazione a goccia o a pivot è ormai uno standard, ma resta fondamentale pianificare l’irrigazione in base ai reali fabbisogni della coltura e non su base fissa. Anche qui, la tecnologia può aiutare: sonde nel terreno, tensiometri e modelli previsionali permettono di dosare l’acqua con precisione, risparmiando risorse e migliorando la resa.
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