di Antonino Crapanzano
In questo articolo spiegheremo come coltivare l’erba di San Pietro (Tanacetum balsamita, L.) utilizzando le tecniche e gli accorgimenti necessari per ottenere un buon risultato.
L’Erba di San Pietro (Tanacetum balsamita, L.) è conosciuta con molti altri nomi locali, quali menta romana, erba amara per via del suo spiccato sapore amarognolo o erba di Santa Maria; vengono, inoltre, utilizzati vari sinonimi del nome scientifico come Balsamita major, Desf. o Chrysanthemum balsamita, L.
Appartenente alle Asteraceae o Composite, una vasta famiglia che comprende le dicotiledoni dell’ordine delle Asterales, è una pianta erbacea perenne originaria dell’Asia occidentale e del Caucaso.
Poiché vive nelle regioni temperate, l’erba di San Pietro, si è ambientata in Nord America, in Africa del Nord e in Europa; in particolare, nel territorio italiano può essere coltivata in grandi vasi, nell’orto di casa nostra o in pieno campo.
Conosciamo le caratteristiche principali, le tecniche e gli accorgimenti necessari per coltivare l’erba di San Pietro nel migliore dei modi, nei nostri ambienti, imparando a sfruttare le principali proprietà terapeutiche e ad utilizzarla in cucina.

Indice
Proprietà botaniche
Tanacetum balsamita, L. è una pianta aromatica erbacea perenne che forma i rizomi, modificazioni del fusto generalmente ingrossati sotterranei e con andamento orizzontale, la cui funzione principale è quella di riserva delle principali sostanze nutritive.
L’erba di San Pietro presenta un fusto eretto e ramificato con un’altezza massima di 1,2 metri; le foglie, sessili nella parte superiore e picciolate inferiormente, si presentano carnose, di forma ovale, dentate ai margini e con disposizione alternata.


