Agricoltura di piantagione: di cosa si tratta e cosa comporta

Agricoltura di piantagione

di dott. Giuseppe Pepe

Oggi ci dedicheremo all’ agricoltura di piantagione.

Diversi infatti sono i tipi di agricoltura e alcune tipologie rivestono anche un ruolo di primaria importanza in alcune regioni del mondo.

L’agricoltura di piantagione riporta subito a pensare a grandi distese di piante coltivate e, se ci rifacciamo ai film, anche a calore, danni ambientali, colonialismo e schiavismo, carenza d’acqua.

Tutto quanto accennato non è molto distante dalla realtà attuale, tanto meno nega il passato; resta di fatto però che l’agricoltura di piantagione è il motore di molti Paesi in via di sviluppo e che si cela dietro tutti i prodotti di cui non faremmo a meno come consumatori.

Buona lettura!

Agricoltura di piantagione

Breve storia dell’agricoltura

Quando si parla di agricoltura si parla delle fondamenta delle civiltà.

La città, lo sviluppo e probabilmente il progresso nascono con il nascere dell’agricoltura.

Nel momento in cui la popolazione umana infatti, capì come allevare le piante e gli animali, iniziò a fermarsi in un luogo e creare villaggi che poi diventarono città che poi diventarono il mondo come lo conosciamo oggi.

Prima di questo evento l’essere umano era semplicemente un cacciatore e raccoglitore di frutti e piante spontanee.

Le popolazioni erano formate da piccoli gruppi nomadi che si fermavano in un luogo, usavano quello che trovavano e poi andavano in un nuovo luogo una volta esaurite le risorse.

La nascita dell’agricoltura quindi è stata la prima vera rivoluzione della popolazione umana.

In seguito alla nascita dell’agricoltura non nacquero solamente le città e lo sviluppo ma anche il baratto e il commercio.

Nei secoli poi si sono evolute diverse forme di agricoltura.

Agricoltura di sussistenza

L’agricoltura di sussistenza; la quale riguarda esclusivamente la produzione dei beni necessari al sostentamento della famiglia, all’autoconsumo e autoproduzione, senza scambi. In questo tipo di agricoltura è forte il contributo del lavoro umano e la fatica, è una tipologia di lavoro fatta con strumenti arretrati o addirittura senza strumenti e la produttività è molto scarsa.

Su un piccolo fazzoletto di terra spesso vengono coltivate molte piante diverse utili a soddisfare i fabbisogni familiari e spesso vene affiancata all’allevamento di bestiame.

Agricoltura contadina

L’agricoltura contadina; si basa soprattutto sulla conduzione diretta dell’impresa agraria. È una delle forme più tradizionali di agricoltura che spesso arriva anche a produrre aziende di media grandezza.

Questa all’ attualità è una delle forme più diffuse in certe zone d’Italia ma andrà man mano a scomparire a causa della grossa competizione dei mercati con altri Paesi industrializzati, dove si pratica ormai un’agricoltura iper-specializzata.

Agricoltura intensiva

L’agricoltura intensiva è un’agricoltura che produce per il mercato. È fortemente specializzata e meccanizzata e richiede un alto grado di conoscenza tecnica e specializzazione essendo essenzialmente parte dell’industria agroalimentare.

L’agricoltura intensiva infatti fornisce le materie prime per l’industria alimentare e anche materie prime per altri settori industriali.

Agricoltura di piantagione

L’agricoltura di piantagione è un’agricoltura in cui regna la monocoltura.

È diffusissima nei Paesi tropicali e porta sulle tavole di tutto il Mondo quali caffè, cacao, tè, cocco, banane.

In questo caso le aziende agricole multinazionali, prevalentemente di origine europee e statunitensi.

Il prodotto viene praticamente destinato all’ esportazione e le coltivazioni si effettuano su terreni sconfinati prevalentemente grazie al lavoro umano e con scarso utilizzo di macchine specializzate.

Agricoltura di piantagione

Storia dell’agricoltura di piantagione

L’agricoltura di piantagione predilige le aree lungo le coste e le vie navigabili interne, frutto dei segni del modello dello sfruttamento coloniale.

In passato infatti i coloni usavano scegliere i terreni da coltivare principalmente in base alla facilità di accesso.

Nei Paesi africani, ancora oggi, le linee ferroviarie non collegano i villaggi, collegano le aree di produzione agricola ai porti costieri.

L’agricoltura di piantagione quindi è cominciata durante il colonialismo ma a partire dagli anni ‘50 ha subito alcuni miglioramenti, sia in termini tecnici che in termini sociali.

Grazie ai finanziamenti di privati, alle iniziative di varie ONG e di enti internazionali quali ONU e FAO, sono state realizzate nuove infrastrutture, porti, vie di comunicazione, opere irrigue, pozzi.

Questo però ha portato, soprattutto in Africa, al verificarsi di un fenomeno detto in gergo tecnico Land Grabbing, ovvero accaparramento delle terre.

In pratica si è sviluppata una vera e propria corsa alla terra da parte delle multinazionali straniere.

Alcuni problemi dell’agricoltura di piantagione

Una volta preso il controllo dei terreni, la grande impresa straniera ha potuto modificare i regimi colturali e diversificare la produzione per soddisfare la domanda dei mercati mondiali.

L’importanza dell’agricoltura di piantagione è diventata tale che l’esportazione di tali prodotti crea una forte dipendenza, delle economie nazionali dei Paesi in cui essa è praticata, dai mercati stranieri con grossi rischi non solo di sovrapproduzione ma che si riflettono anche sui prezzi e sull’occupazione.

Le aziende infatti, essendo essenzialmente delle multinazionali straniere spostano la maggior parte dei profitti all’ estero, lasciando alla manodopera locale il lavoro di manovalanza sottopagata.

L’agricoltura di piantagione è per alcuni Paesi in via di sviluppo uno dei settori principali di produzione ma non di ricchezza della popolazione.

Il danno economico e sociale per questi Paesi non è da trascurare.

La multinazionale straniera che deve fare profitto sottrae i terreni migliori per destinarli alla produzione di prodotti da piantagione, che come anticipato non seguono assolutamente le richieste del mercato locale ma si rivolgono all’ estero, questi terreni vengono quindi sottratti alla produzione dei beni di prima necessità.

Il risultato di queste azioni è quello di non permettere il facile approvvigionamento da parte delle comunità locali, dei beni di prima necessità, costringendo questi Paesi ad importare dall’ estero gli alimenti che potrebbero tranquillamente auto-prodursi.

Agricoltura di piantagione

L’agricoltura di piantagione si trova in alcune grandi regioni agricole con specializzazione monocolturale, situate per lo più nella fascia intertropicale umida:

  • canna da zucchero nei Caraibi ed in Brasile
  • caffè in Brasile,
  • caffè in Colombia
  • caffè Costa d’Avorio
  • caucciù nel sud-est asiatico
  • cacao nei paesi africani sul Golfo di Guinea
  • cacao in Brasile
  • palma da olio in Malesia
  • arachidi in Senegal
  • banane in Costa d’Avorio
  • banane in Costarica.
  • tè in Cina, India, Sri Lanka, Kenya e Turchia, Indonesia, Tanzania, Camerun, Vietnam

In questi Paesi lo spazio e gli investimenti destinati non solo all’ agricoltura di sussistenza ma anche ad altri tipi di sviluppo economico sono progressivamente diminuiti, probabilmente sia a causa dello strapotere delle multinazionali che per la scarsa consapevolezza del consumatore finale, il quale ricordiamo riveste ruolo principale nell’ orientamento dei mercati.

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Agricoltura di piantagione: di cosa si tratta e cosa comporta ultima modifica: 2019-06-22T12:55:28+00:00 da Prof. Dott. Agr. Giuseppe Pepe

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