Coltivazione dragoncello estragone, la pianta immancabile in cucina

dragoncello

Il dragoncello, o estragone, è un’erba aromatica molto diffusa in Italia, soprattutto al nord, dove viene coltivata anche in casa e usata come spezia sui piatti.

Coltivare il dragoncello è facile con le giuste tecniche: ecco la vostra guida su come coltivare il dragoncello.

Coltivazione dragoncello: caratteristiche botaniche e origini

estragone

Il dragoncello, conosciuto anche come estragone o erba del drago (Artemisia dracunculus, L.) è una pianta aromatica appartenente alla famiglia delle Asteracee originaria dell’Europa orientale, precisamente Siberia.

In Italia è diffusa al nord, soprattutto in Toscana, dove è largamente utilizzata in cucina per insaporire secondi e primi piatti a base di carne.

La pianta si presenta in cespugli eretti con foglie strette e longilinee, di colore verde scuro. Proprio le foglie aromatiche, schiacciate, rilasciano un forte odore piccante.

La fioritura avviene in estate solo nelle regioni più calde, producendo fiori piccoli di colore giallo. All’interno dei fiori sono contenuti i semi, ma quest’ultimi non sono solitamente utilizzati per la riproduzione della pianta.

I cespugli di dragoncello, o le singole piantine se coltivata in vaso, possono raggiungere al massimo gli 80 cm di altezza.

Coltivazione dragoncello: le tecniche

Terreno e clima ideale per il dragoncello

L’estragone è una pianta aromatica originariamente coltivata in climi miti e temperati. Necessita del caldo per la fioritura, ma teme le temperature eccessivamente alte.

Allo stesso modo, il freddo è letale per la pianta, che muore se le temperature scendono sotto lo zero.

Il clima ideale per il dragoncello va dai 18 ai 24 gradi, in zone soleggiate ma ben riparate dal vento.

Il terreno su cui il dragoncello cresce più facilmente è morbido e fertile. Si adatta abbastanza bene a diversi tipi di terreno, a patto che non sia compatto.

E’ una pianta aromatica che teme i ristagni d’acqua: è bene quindi assicurarsi che il terreno sia anche ben drenante.

Come piantare il dragoncello

Nonostante la pianta produca semi, questi ultimi sono spesso infruttiferi, tanto da lasciare la semina come ultima tecnica per la moltiplicazione dell’erba aromatica.

Il dragoncello viene piuttosto riprodotto tramite talea o tramite moltiplicazione del rizoma, mantenendo così inoltre le caratteristiche genetiche originali della pianta.

In caso di coltivazione in orto, tra le piante è bene lasciare almeno 40 cm di distanza tra i ceppi per dare spazio adeguato alle radici profonde di questa pianta.

Il trapianto può essere effettuato a fine primavera.

Come concimare il dragoncello

La concimazione del dragoncello deve essere leggera e blanda; per la scelta del concime è indicato orientarsi verso una tipologia organica come il compost.

E’ importante concimare il terreno prima della messa a dimora della pianta, per garantire la presenza di tutte le sostanze nutritive necessarie alla sua crescita.

Irrigazione del dragoncello

rami di dragoncello

Quanto bisogna annaffiare il dragoncello? Se coltivato in orto, il dragoncello ha davvero poco bisogno di annaffiatura da parte dell’uomo.

Solo in periodi di prolungata siccità, in particolare nel periodo di fioritura – da luglio a settembre -, si può inumidire il terreno andando a bagnare solo le radici e non i fusti della pianta.

Mai eccedere con le quantità: il ristagno idrico potrebbe portare gravi danni alla pianta di dragoncello.

Raccolta del dragoncello

Dell’estragone sono utilizzate soprattutto foglie e infiorescenze. La raccolta è graduale, bisognerà valutare di volta in volta la grandezza delle foglie per capire quando è il caso di raccoglierle o meno.

Per non indebolire la pianta bisogna lasciare sempre almeno metà delle foglie sul cespo.

Le foglie possono inoltre essere consumate anche essiccate, organizzando l’essicamento in luogo asciutto e ombreggiato.

E’ meglio aspettare che la pianta abbia compiuto almeno un anno prima di iniziare a raccogliere le foglie.

Come usare il dragoncello in cucina

usi in cucina del dragoncello

Come abbiamo visto, il dragoncello può essere utilizzato per insaporire carni, pesce e formaggi sia fresco, dando un sapore più pungente e piccante, sia da essiccato.

Non solo: è molto utilizzato per insaporire l’aceto, inserendo qualche foglia essiccata all’interno dell’aceto casalingo. Rivela un ottimo sapore su insalate e contorni.

Il dragoncello, inoltre, è l’ingrediente principale di numerose tisane digestive: si può utilizzare per preparare un decotto che aiuta a combattere la costipazione.

Malattie del dragoncello

Le malattie che più comunemente colpiscono il dragoncello ritroviamo:

  • la ruggine, soprattutto in primavera, macchia le foglie con un colore giallo intenso, rendendole inutilizzabili;
  • l’oidio, un fungo che ricopre le foglie con una patina bianca portando al loro essiccamento;
  • il marciume radicale, un batterio che colpisce direttamente le radici portando alla loro disgregazione, e quindi impedendo alla pianta la normale assimilazione dei nutrienti dal terreno.
Coltivazione dragoncello estragone, la pianta immancabile in cucina ultima modifica: 2018-12-02T07:30:37+00:00 da Simona Ruisi

Articoli correlati