L’agricoltura di sussistenza

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di Antonino Crapanzano

Sin dalla nascita della civiltà umana, l’uomo ha dovuto provvedere alla propria sussistenza. Inizialmente egli si dedicò alle attività di caccia e alla pesca, in seguito cominciò a dedicarsi ad una nuova attività: l’agricoltura. La sua nascita si fa risalire al periodo compreso tra il 10000 e 8000 a. C.

L’agricoltura viene definita come l’insieme delle attività di coltivazione del suolo e dell’allevamento del bestiame allo scopo di ottenere i prodotti necessari per l’alimentazione umana; questa attività costituisce il settore primario cui seguiranno, nella società moderna, il processo di trasformazione industriale e il commercio.

Nel corso dei secoli, insieme all’evoluzione della società, l’uomo ha cambiato profondamente il suo modo di vedere e praticare l’agricoltura che si è trasformata in base alle sue esigenze assumendo, così, diverse forme. Le principali forme di agricoltura sono:

  • agricoltura di sussistenza;
  • agricoltura moderna o industrializzata, è basata sull’utilizzo di nuove attrezzature meccaniche, prodotti chimici e moderni metodi di irrigazione; viene praticata nei Paesi sviluppati;
  • agricoltura di piantagione o di speculazione, è basata sulla monocoltura e quindi la coltivazione, in grandi distese, di un’unica coltura per ottenere un raccolto elevato. E’ molto diffusa in America centrale, Africa centrale e Indocina dove si coltivano soprattutto caffè, tè, cacao, banane, ananas;
  • agricoltura intensiva a bassa produttività, tende a ottenere il massimo con mezzi scarsi ed è tipica dell’Asia;
  • agricoltura intensiva ad alta produttività, è basata sulla qualità massima con l’utilizzo di mezzi moderni ed è tipica dell’Europa;
  • agricoltura estensiva a bassa produttività, i terreni non vengono utilizzati a causa dell’assenza dei mezzi necessari per svolgere l’attività agricola, è tipica dell’Africa;
  • agricoltura estensiva ad alta produttività, è basata sulla coltivazione limitata ed è tipica del Nord America.

Dopo aver descritto brevemente i principali tipi di agricoltura, concentreremo la nostra attenzione sulla forma più antica: l’agricoltura di sussistenza.

Cosa è l’agricoltura di sussistenza?

L’agricoltura di sussistenza di autoconsumo può essere definita come “l’insieme delle pratiche agricole il cui obiettivo è volto esclusivamente alla produzione dei beni necessari per il sostentamento alimentare della famiglia che le svolge”.

Sì, perché questa forma di agricoltura coinvolge l’intero nucleo familiare dell’agricoltore che consumerà tutto quanto prodotto e per questo motivo viene anche detta di autoconsumo; soltanto una piccola quota di produzione in eccedenza potrà essere destinata al mercato locale.

L’agricoltura di sussistenza si può definire chiusa in quanto il contadino che la pratica non venderà al mercato il suo raccolto ma produrrà quanto basta per la sua famiglia; chi effettua questa forma di agricoltura, sostanzialmente vive in una situazione di equilibrio precario.

Praticata ancora oggi nei Paesi non industrializzati del mondo, l’agricoltura di sussistenza è un’agricoltura povera, caratterizzata da una notevole frammentazione dei terreni da coltivare, assenza di macchine per la loro lavorazione, degli impianti di irrigazione e delle strutture necessarie per la conservazione del raccolto in eccedenza.

L’agricoltura di sussistenza segue i principi dell’agricoltura biologica poiché non si utilizzano diserbanti, concimi chimici, fertilizzanti, insetticidi e anticrittogamici; come si può capire, l’attività agricola viene svolta con strumenti arretrati come la zappa e l’aratro in legno.

Per questo motivo, sarà molto importante il lavoro umano che sarà elevato, non potendo usufruire dei mezzi meccanici, mentre la produttività resterà modesta; le tecniche e i metodi utilizzati sono quelli tradizionali poiché le conoscenze dei contadini sono scarse e seguono esclusivamente ciò che hanno imparato dai loro antenati.

Nell’agricoltura di sussistenza si pratica normalmente la policoltura, questo significa che su un appezzamento di terreno, a rotazione, vengono messe a dimora diversi tipi di colture che permetteranno di avere a disposizione della famiglia i beni di prima necessità indispensabili per la loro nutrizione.

Tra le principali colture vi sono alcuni cereali quali riso, mais, sorgo e miglio ma anche ortaggi quali pomodori, zucchine, peperoni e nelle zone più aride, alla coltivazione si affianca l’allevamento del bestiame da latte e da carne (bovini, ovini, suini e caprini), del pollame e degli animali da lavoro.

autoconsumo

Forme di agricoltura di sussistenza

L’agricoltura di sussistenza di autoconsumo può assumere varie forme, vediamo quali sono:

  • agricoltura primitiva, è legata al nomadismo e alla pastorizia ed è ancora diffusa in Africa subsahariana e in Cina settentrionale;
  • agricoltura estensiva secca, diffusa in zone dove le precipitazioni non frequenti determinano l’aridità del terreno come Africa, India, Cina e alcune zone dell’America Latina;
  • agricoltura intensiva pluviale, diffusa dove si ha una elevata disponibilità idrica durante le stagioni piovose, è tipica delle aree del sud-est asiatico.

Inoltre, questa forma di agricoltura può essere praticata in due diversi modi:

  • stanziale, quindi restando per lungo tempo nello stesso posto;
  • itinerante, cioè muovendosi dal luogo di appartenenza e utilizzando diversi appezzamenti di terreno per la coltivazione, infatti dopo lo sfruttamento di questi ultimi ci si sposta per coltivare altri suoli.

L’agricoltura di sussistenza stanziale è la più praticata nei Paesi in via di sviluppo, a questa categoria appartengono molte colture di riso in Asia sudorientale e di cereali nelle savane e nelle steppe africane e quelle nei deserti del sud-est asiatico.

L’agricoltura di sussistenza itinerante viene, ancora oggi, esercitata nelle regioni più isolate dei Paesi in via di sviluppo come le foreste tropicali ed equatoriali, quali Amazzonia, Indonesia, Congo; nelle regioni dei grandi deserti come il Sahara e in quelle montuose alle quali è difficile accedere come le Ande e il Tibet.

Le piccole comunità residuali, riunite in tribù, sfruttano collettivamente ed eccessivamente il suolo, concesso al capofamiglia e appartenente al villaggio, lo abbandonano e vi ritorneranno dopo circa 20 anni; che praticano questo tipo di agricoltura conducono una vita i cui ritmi sono molto lontani dalla civiltà industrializzata.

Economia di sussistenza

agricoltura autoconsumo

L’economia di sussistenza è il modello economico che deriva dall’agricoltura di sussistenza. E’ un sistema economico basato soltanto sull’utilizzo delle risorse naturali che permette di garantire il sostentamento e la sopravvivenza degli esseri umani e si ha, quindi, un sistema di scambio non monetario.

Nell’economia di sussistenza non vi è nessuna industrializzazione, lo sviluppo economico, come abbiamo già detto, è minimo e i beni di base, o essenziali, saranno scambiati mediante il commercio basato sul baratto che consiste nello scambio di beni tra soggetti diversi senza l’utilizzo di moneta.

In questo sistema economico ogni membro della famiglia e, più in generale, della comunità provvede al proprio sostentamento e a quello della sua famiglia attraverso la cooperazione, la condivisione e la solidarietà che permette di garantire il nutrimento e la sopravvivenza della comunità.

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L’agricoltura di sussistenza ultima modifica: 2019-06-23T09:43:12+00:00 da Antonino Crapanzano

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